"La Riserva Preola rischia di passare dalla tutela al business dopo il declassamento"
“Riserva Preola, da tutela a business?” – L’allarme di Enzo Sciabica sul declassamento della riserva naturale
«Un tempo era una Riserva Naturale Integrale, oggi rischia di diventare un’altra occasione persa per la vera tutela ambientale». È con queste parole che Enzo Sciabica, storico ambientalista e attivista siciliano, interviene con forza nel dibattito sulla gestione della Riserva del Lago Preola, alle porte di Mazara del Vallo. Al centro della sua denuncia, la trasformazione – secondo lui non abbastanza discussa pubblicamente – della riserva da integrale (RNI) a orientata (RNO), con implicazioni tutt’altro che trascurabili.
«Non tutti sanno – spiega Sciabica – che la differenza tra RNI e RNO non è solo formale. Nella riserva integrale, la legge consente solo “interventi a carattere scientifico”. Nella riserva orientata, invece, sono ammessi anche “interventi colturali agricoli e silvo-pastorali, purché non in contrasto con la conservazione dell’ambiente naturale”».
Il punto critico, per Sciabica, è che questa modifica di status sarebbe avvenuta con il consenso dell’ente gestore stesso: «È stato proprio il WWF Italia a richiedere il cambiamento della tipologia. Una richiesta che trovo indecente, se si considera che proprio il WWF aveva perorato la causa dell’integrale prima ancora di acquisire la gestione».
L’attivista ricorda le sue battaglie passate per la salvaguardia dei laghetti Preola e Gorgo Murana, durante un lungo periodo di siccità che ne causò quasi il prosciugamento: «Negli anni ’80 e ’90 ho lottato strenuamente per salvare quei bacini, sostenuto da Salvatore Seminara della Regione e dal giornalista Attilio Bolzoni. I laghetti, una volta asciutti, erano diventati preda dei conduttori dei terreni confinanti».
La decisione di passare alla gestione orientata – denuncia Sciabica – ha aperto la porta a una visione più “commerciale” dell’ambiente: «Dopo l’acquisizione della gestione da parte del WWF, sono emersi tutti i limiti della conduzione della riserva. Limiti segnalati dalle associazioni ACLI Anni Verdi ed Ekoclub International, e finalmente compresi nel 2005 dal gruppo di lavoro dell’allora Assessore regionale all’Ambiente, che istituì un concorso pubblico per l’affidamento delle riserve».
Ma, secondo Sciabica, il cambio politico alle elezioni del 2006 bloccò ogni riforma: «Con la mancata conferma dell’Assessore Francesco Cascio, si è tornati al vecchio sistema. E quel sistema continua a favorire chi mette davanti a tutto il cosiddetto business ecologico».
L’ultima goccia è arrivata con l’annuncio, da parte del Comune di Mazara e del WWF, di un programma di “acquisizione bonaria” dei terreni attorno alla riserva. Un progetto che, agli occhi dell’ambientalista, solleva gravi interrogativi: «Si lascia al caso la strategia di incorporare i terreni al patrimonio naturale. L’acquisizione bonaria, in realtà, giova soprattutto a chi si rende disponibile a vendere. Spesso parliamo di chi ha trasformato i vigneti da coltivazioni ad alberello a sistemi intensivi a spalliera o tendone, certificati DOP e IGP».
Secondo Sciabica, il tutto avviene in assenza di una vera pianificazione: «Un buon gestore, che si tratti di RNI o RNO, dovrebbe agire come un buon padre di famiglia: con ordine, priorità, attenzione al denaro pubblico. Invece, si è abbandonato lo schema di acquisti secondo un Ordine di Priorità, redatto da un gruppo di lavoro nel 2006 e oggi dimenticato».
«Oggi – conclude Sciabica – sembra che il patrimonio naturale venga trattato come un baraccone delle meraviglie, da esibire più che da proteggere. Ma la tutela ambientale non può essere un’occasione di profitto: deve restare un dovere morale e civico».
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