Educazione sessuale e affettiva nelle scuole: una questione di diritti
Parlare di sesso, corpi e consenso a scuola? In Italia, nel 2025, è ancora un tabù che fa arrossire genitori, imbarazzare istituzioni e lasciare i giovani in balia dei social e pornografia. Mentre l’Europa ci ricorda che 19 Paesi su 27 hanno l’educazione sessuale obbligatoria, a Palermo servono ben 6000 firme per chiedere l’ovvio: che la scuola smetta di fingere che certi temi non esistano. Perché il vero scandalo non è un adolescente che impara cos’è il consenso, la contraccezione, che conosca il proprio corpo e come ci si relaziona con il proprio o la propria partner, ma un sistema che preferisce il silenzio alla prevenzione. Perché “scandaloso è non parlarne”.
E’ per questo che martedì 1 luglio presso il Creziplus (Cantieri culturali della Zisa) a Palermo, si è tenuta l’ultima assemblea pubblica della comunità cittadina ‘’Piacere di conoscerci’’, in cui si è discussa della fondamentale necessità di introdurre nelle scuole l’educazione sessuale e affettiva, con lo scopo di diffondere nelle ragazze e nei ragazzi una sessualità consapevole.
In questa occasione sono state anche consegnate le 6000 firme raccolte in questi mesi all’Assessore Fabrizio Ferrandelli, il quale si è fatto carico di far arrivare queste firme al sindaco di Palermo per promuovere l’iniziativa.
Durante l’Assemblea sono intervenute ed intervenuti: la consigliera comunale Mariangela Di Gangi, Agnese dell’Associazione ‘’Handala’’, Alessandra del Centro Antiviolenza Associazione ‘’Le Onde’’, Lidia di ArciGay di Palermo, Tullio Prestileo, infettivologo, volontario e attivista presso l’Associazione Nazionale per la lotta contro l'Aids, Agnese di ‘’EDI Onlus’’.
“Dati di fatto”
Oggi, su 27 Paesi dell’Unione Europea, 19 prevedono un’educazione sessuale e affettiva obbligatoria e curriculare, ma l’Italia non è tra questi. Nel nostro Paese, l’assenza di una legge nazionale fa sì che l’educazione sessuale sia lasciata alla discrezione della singole scuole e a docenti. Città come Roma e Milano si sono attivate per costruire percorsi pubblici e accessibili. Il resto del territorio, in particolare il Mezzogiorno, resta scoperto, e con questo anche migliaia di adolescenti privati di strumenti fondamentali per la comprensione di temi quali il proprio corpo, il consenso, le relazioni, la contraccezione, il piacere e la prevenzione.
“Piacere di conoscerci”
Nata a febbraio 2025 su iniziativa di alcuni collettivi studenteschi, “Piacere di conoscerci” è una comunità cittadina il cui Manifesto ha raccolto oltre 50 adesioni tra associazioni, collettivi, professionistɜ e cittadinɜ, con l’obiettivo di:
In questi ultimi mesi “Piacere di conoscerci” ha raccolto migliaia di firme su carta, in modo accessibile anche a persone minorenni, troppo spesso escluse dai processi decisionali. Un gesto simbolico ma forte, per chiedere un impegno chiaro alla politica.
“L’educazione sessuale e affettiva che rivendichiamo non può limitarsi ad aspetti sanitari, ma deve affrontare temi come il consenso, le emozioni, le relazioni, i corpi, il genere, in un’ottica laica, transfemminista, non giudicante e aperta a tutt3. Deve essere garantita da personale competente e multidisciplinare, e formare non solo studentesse e studenti, ma anche famiglie e personale scolastico, a partire dalla scuola dell’infanzia”
Una questione di diritti
L’educazione sessuale e affettiva non è un optional, ma una necessità imprescindibile. È prevenzione, è conoscenza, è un diritto che troppi giovani ancora si vedono negare. Introdurla a scuola non significa escludere le famiglie (il 91% delle quali è favorevole), ma garantire a tutti e tutte gli stessi strumenti per crescere con consapevolezza, rispetto e libertà.
Le famiglie restano fondamentali nell’educazione emotiva e valoriale, ma spesso mancano delle competenze per affrontare con serenità e accuratezza temi complessi come sessualità, relazioni, prevenzione e consenso. Troppo spesso, imbarazzo, silenzi generazionali e pregiudizi culturali lasciano spazio a disinformazione e modelli distorti, che rischiano di perpetuarsi.
La scuola può e deve colmare questo vuoto, offrendo informazione scientifica, accessibile e rispettosa dei diritti di ogni persona.
Palermo ha il dovere di fare la sua parte. "Piacere di conoscerci" chiede alla città di adottare un piano strutturato e pubblico per portare l’educazione sessuale e affettiva nelle classi. Perché ignorare non è proteggere: educare è l’unica strada.
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