Galvagno e Amata, tra politica e favori: la questione morale che imbarazza l’ARS
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Quando le donne si mettono insieme e fanno squadra sono imbattibili. Accade raramente. E’ accaduto, in senso inverso alla nobile causa, a quella con il quartetto, e non di archi, Sabrina De Capitani, Marcella Cannariato, Elvira Amata, Marianna Amato.
Le intercettazioni danno un quadro politico molto chiaro, ancora più chiaro è quello delle opportunità politiche. Ora, mentre l’assessora Amata è dentro le Istituzioni e si nutre di politica da anni, le altre hanno utilizzato la politica solo per interessi-ad oggi è così dimostrato-di accrescimento di potere, che non equivale solo ai soldi. Per Amata e la De Capitani sì, per la Cannariato no.
Marcella Cannariato, imprenditrice e moglie di Tommaso Dragotto, è ricca di suo. Non ha bisogno di soldi pubblici. Quelli, semmai, erano necessari per oleare la macchina della visibilità e della potenza mediatica. E’ una donna abile, che ambisce a posizioni di comando importanti.
Ha utilizzato la sua posizione di privilegio per arrivare dentro le stanze del potere e farle sue. Non è spregiudicata la Cannariato, che ha sempre invitato presso la sua corte la politica che contava e la pletora di segretari e segretarie, che gli aprivano la porta. Sono stupidi(ma proprio scemi) i politici che in quella trappola sono caduti, come pesciolini di una vasca piena di muschio. Perché è inutile negare che tutti sono attratti da quella famiglia palermitana che vive nel lusso, a cui la politica stessa si è rivolta per appoggi. Da destra a sinistra. Da sinistra a destra. Lo fanno con tutti gli imprenditori, non perché sono simpatici ma perché hanno dipendenti, quindi bacino elettorale.
La Cannariato ha imprese, case, conto in banca alto. E’ lei che rappresenta il bocconcino per la politica. Quella politica che non sa stare al suo posto, che non amministra per il bene regionale, che ha bisogno di pagare a poco prezzo un affitto, quando al mese guadagna sui 10mila euro. E’ lo schiaffo della politica a tutti i siciliani.
La questione morale, nessuno la vuole affrontare
Fratelli d’Italia è il partito della morale fatta agli altri, non guardano mai a loro stessi. C’è un commissario romano, Luca Sbardella, inviato qui per mettere ordine, non ha mai dato un segnale chiaro di cambio di passo. Ascolta tutti, risponde al cellulare, incontra i dirigenti. Fine. Ricomincia il giro. Qui la questione è fragile e allo stesso tempo scottante. Le intercettazioni non aprono il caso giudiziario, che verrà affrontato nelle aule dei tribunali, qui il problema è rigorosamente politico. Chirurgicamente di opportunità.
C’è una ex portavoce che dice delle cose chiare mentre viene intercettata: conosce i segreti di Gaetano Galvagno, lo tiene in pugno. Il segreto è potere, dice. Fa. Disfa. Azzera la vita politica del presidente e, se tutto confermato, lo bloccherà per le prossime competizioni. E quali sarebbero questi segreti? Intanto la De Capitani è ancora lì, da ex portavoce varca la soglia dell’ARS perché mantiene l’incarico alla Federico II, con mescolanza di soldi pubblici e potere. Questa è una ragione di opportunità che Galvagno dovrà spiegare, visto che l’ha scelta, l’ha voluta, l’ha piazzata, ci ha condiviso un appartamento. Queste sono o no ragioni di opportunità? Il partito dovrebbe iniziare a farsi delle domande.
Le indagini, tutti sapevano
I siciliani, i cittadini che ancora credono e sperano che qualcosa di straordinario possa accadere per risollevare l’Isola, erano ignari di tutto. Il caso mediatico è scoppiato da qualche settimana ma nell’ambiente politico qualcosa era nell’aria, c’erano nervi tesi. Galvagno, De Capitani, Amata sapevano di essere indagati. La Guardia di Finanza era già intervenuta, nel 2023, a casa dell’artista Omar Hassan, che aveva regalato un quadra da 30mila euro all’ex portavoce, dopo aver allestito la mostra a Palermo, “Punctum”, che si è tenuta a Palazzo Reale, precisamente nella Sala Duca di Montalto, dal 24 marzo all'1 ottobre 2023. La mostra è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Federico II.
Ma la De Capitani è la stessa figura che ha portato sul tavolo dell’assessorato regionale al Turismo, allora diretto da Manlio Messina, il progetto di Absolute Blu che si collega all’affare Cannes.
Ma la domanda delle domande è chi ha voluto la De Capitani in Sicilia? Chi l’ha piazzata prima con Messina e poi con Galvagno? Da Monza a Palermo pare che la manovra sia anche nazionale. Questa non è una questione che si risolverà a stretto giro, potrebbe ampliarsi e far diventare lo scandalo di portata assai ingombrante. Incontenibile. In attesa ogni giorno si scrive una nuova puntata. L’imbarazzo è di casa.
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