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18/07/2025 06:00:00

Processo “Eirene”, oggi nuova udienza. Papania ai domiciliari

È una storia che mescola politica, mafia e ambiguità. Un processo che, udienza dopo udienza, svela il volto di una Sicilia in cui i confini tra potere legittimo e criminalità organizzata diventano labili, sfocati. È il processo “Eirene”, in corso davanti al Tribunale di Trapani, che vede imputato l’ex senatore alcamese Antonino Papania, accusato di scambio elettorale politico-mafioso, insieme all’ex vicesindaco di Alcamo Pasquale Perricone e altri undici imputati.

 

La deposizione chiave

 

Nel corso dell’ultima udienza, al centro del dibattimento è stata la lunga deposizione del commissario Mauro Riccitelli, dirigente dello SCO (Servizio Centrale Operativo della Polizia), tra i principali protagonisti delle indagini che nell’autunno 2024 portarono all’arresto di esponenti politici e mafiosi tra Alcamo, Calatafimi e Trapani.

Una deposizione attesa, che però ha scosso le certezze dell'accusa: «Non abbiamo accertato incontri tra Papania e mafiosi, né promesse di favori, neppure tramite Perricone», ha dichiarato Riccitelli, rispondendo alle domande degli avvocati Lauria e Di Graziano, difensori dell’ex senatore.

Una dichiarazione che la difesa ha valorizzato con forza, nel tentativo di smontare l’impianto accusatorio: mancherebbe la prova del contatto diretto tra Papania e i boss. 

 

Le ombre e le intercettazioni

 

Ma la vicenda resta tutt’altro che limpida. Nell'ordinanza, da alcune intercettazioni, emergerebbe la consapevolezza di Papania del contesto mafioso in cui si muoveva. Un dettaglio che cambia la prospettiva: non ci sarebbero “ordini” o “patti”, ma una convivenza tacita e pericolosa con il potere mafioso locale.

Un esempio è la famosa intercettazione in cui Papania si lamenta con il suo entourage per aver speso 2.000 euro per una “pizziata” con un gruppo di spacciatori, organizzata — secondo lui — da Perricone. In un'altra conversazione, con l’autista Piccichè, mostra estrema familiarità con dinamiche e personaggi del sottobosco criminale. Non solo: in un’intercettazione avrebbe persino definito la rete relazionale in cui si muoveva come un “mondo collaterale”, una nuova variante — pericolosamente lucida — del più noto “mondo di mezzo” romano.

 

I protagonisti del processo

Insieme a Papania e Perricone, a processo ci sono nomi pesanti:

  • Francesco Coppola, ritenuto nuovo capo della mafia alcamese,
  • Giosuè Di Gregorio, commerciante trapanese di origini castellammaresi,
  • Giuseppe Diego Pipitone, considerato un “rais” nel quartiere San Giuliano di Erice.

Quasi tutti gli imputati sono tuttora detenuti. Papania e Perricone hanno seguito l’udienza collegati in videoconferenza dal carcere Pagliarelli di Palermo, dove l’ex senatore si trovava da settembre 2024.

 

Papania ai domiciliari

È notizia delle ultime ore: Papania lascia il carcere e va ai domiciliari. Lo ha deciso il Tribunale di Trapani, accogliendo la richiesta dei suoi avvocati. Dopo quasi un anno dietro le sbarre, l’ex senatore torna a casa, ma la misura cautelare resta, così come le accuse, che lo vedono al centro di un presunto sistema volto a raccogliere voti nelle elezioni regionali del 2022 tramite appoggi ritenuti tutt’altro che trasparenti.

Gli avvocati Lauria e Di Graziano parlano di un “passaggio importante”. Ma il processo è ancora lungo e il puzzle tutt’altro che ricomposto.

 

La prossima udienza è prevista per oggi, 18 luglio. E promette nuove scintille. Perché se le prove dirette latitano, la rete di indizi continua ad allargarsi. E racconta, comunque la si pensi, una pagina opaca della politica siciliana.



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