Erice torna a essere, per una settimana, uno dei luoghi in cui la scienza internazionale prova a misurarsi con le grandi fragilità del nostro tempo. Si sono aperti il 9 agosto, nell’Aula Magna P.A.M. Dirac dell’Istituto Blackett-San Domenico, i lavori della 57ª sessione dei Seminari Internazionali sulle Emergenze Planetarie, promossi dalla Fondazione Ettore Majorana e Centro di Cultura Scientifica.
Fino al 13 agosto, oltre cento scienziati, ricercatori ed esperti internazionali si confronteranno su alcune delle questioni più urgenti per il futuro dell’umanità: sicurezza globale, nuove tecnologie, salute, ambiente, risorse idriche, energia, incendi, biodiversità, controllo degli armamenti.
Ad aprire i lavori è stato il messaggio del professor Antonino Zichichi, fondatore della Fondazione Majorana. La sessione 2025 è coordinata da Cristian Galbiati, dell’Università di Princeton, co-chairman dell’edizione, e da Fabrizio Zichichi.
Non è un appuntamento accademico chiuso su se stesso. I seminari di Erice nascono da un’idea precisa: mettere la conoscenza scientifica davanti alle grandi responsabilità della storia. Non soltanto studiare i problemi, ma costruire un luogo di dialogo tra scienziati, istituzioni e decisori.
La Fondazione Majorana indica la 57ª sessione dei Seminari Internazionali sulle Emergenze Planetarie dal 7 al 13 agosto 2025, con Antonino Zichichi chairman e Cristian Galbiati co-chairman. Il ciclo, avviato all’inizio degli anni Ottanta con i seminari sulla guerra nucleare, è diventato nel tempo un osservatorio interdisciplinare sulle crisi globali.
I lavori presenteranno i risultati di un anno di attività dei Permanent Monitoring Panels della World Federation of Scientists. A illustrarli saranno i presidenti dei diversi gruppi di monitoraggio: William Barletta, Franco Maria Buonaguro, Carmine Difiglio, Axel Lehmann, Stefano Parmigiani, Fred S. Vom Saal e Walter Grayman.
Il metodo è quello della continuità. Le emergenze planetarie non vengono affrontate come temi episodici, ma seguite nel tempo da gruppi permanenti di esperti. È una differenza importante, perché le crisi contemporanee non hanno confini netti e non si risolvono dentro una sola disciplina.
L’intelligenza artificiale, ad esempio, non riguarda soltanto la tecnologia. Coinvolge sicurezza, lavoro, informazione, diritti, potere economico e sistemi democratici. La crisi idrica non è solo ambientale, ma anche sociale, geopolitica, sanitaria. Gli incendi non sono soltanto eventi naturali, ma fenomeni legati a clima, prevenzione, gestione del territorio e organizzazione dei soccorsi.
A Erice questi temi vengono messi sullo stesso tavolo, dentro una cornice scientifica che prova a tenere insieme ricerca, prevenzione e responsabilità pubblica.
Tra gli argomenti della sessione 2025 ci sono le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale e della sicurezza informatica, la tutela della salute e della biodiversità, il controllo degli armamenti, l’accesso equo alle risorse idriche, la ricerca sul nucleare leggero e sicuro, la transizione energetica e il contrasto agli incendi su scala globale.
Proprio sugli incendi, la Fondazione Majorana sta sviluppando un progetto di prevenzione insieme alla Regione Siciliana e al Comune di Erice. È un tema che riguarda da vicino la Sicilia, dove ogni estate il fuoco non è solo emergenza ambientale, ma ferita al paesaggio, alla sicurezza delle comunità e al patrimonio naturale.
La storia dei seminari spiega il peso dell’appuntamento. Nati nel 1981 per iniziativa di Zichichi, si affermarono in piena Guerra Fredda come spazio di confronto tra scienziati provenienti da Paesi divisi da muri politici e ideologici. Americani, sovietici e cinesi furono chiamati a discutere, nello stesso luogo, del rischio di un conflitto nucleare.
Da allora la prospettiva si è allargata. Finita la contrapposizione nucleare, il campo delle emergenze planetarie è diventato più vasto e più complesso. La Fondazione ricorda che i seminari hanno identificato e classificato decine di emergenze, organizzandole in grandi aree di monitoraggio.
Questa evoluzione racconta bene il passaggio storico. Le minacce non sono più soltanto quelle di una guerra tra blocchi contrapposti. Oggi riguardano pandemie, crisi climatiche, squilibri energetici, contaminazioni ambientali, catastrofi naturali, nuove armi, vulnerabilità digitali, diseguaglianze nell’accesso alle risorse.
Il punto comune resta lo stesso: nessuna emergenza planetaria può essere affrontata da un solo Paese. Serve cooperazione, scambio di dati, fiducia tra comunità scientifiche, capacità politica di ascoltare ciò che la ricerca produce.
Erice, in questo senso, conserva una funzione particolare. Non è una grande capitale scientifica nel senso tradizionale. È un luogo appartato, sospeso sulla Sicilia occidentale, che da decenni ospita scuole, seminari e incontri internazionali. La sua forza sta proprio in questa dimensione: raccogliere scienziati e decisori in uno spazio di lavoro concentrato, lontano dal rumore delle agende quotidiane.
In oltre quarant’anni, la Fondazione Ettore Majorana ha accolto migliaia di studiosi e numerosi premi Nobel, costruendo una rete scientifica internazionale che ha fatto di Erice un punto di riferimento nella formazione post-universitaria e nel confronto interdisciplinare. Il sito della Fondazione descrive le emergenze planetarie come una serie di incontri dedicati alle grandi sfide dell’umanità, dal cambiamento climatico alla sostenibilità, dai conflitti globali alle diseguaglianze.
La sessione 2025 si chiuderà con la presentazione pubblica delle relazioni finali curate dai presidenti dei Permanent Monitoring Panels. Sarà il momento in cui il lavoro specialistico verrà restituito in forma di sintesi, con indicazioni e prospettive per il futuro.
La scienza, da sola, non può risolvere le emergenze planetarie. Ma senza scienza, quelle emergenze restano preda della paura, della propaganda o dell’improvvisazione. È questo il messaggio che da Erice continua ad arrivare: il sapere deve diventare responsabilità.
Nel tempo delle crisi sovrapposte, la sfida non è soltanto produrre conoscenza. È trasformarla in prevenzione, cooperazione e decisioni pubbliche. Per una settimana, Erice torna a ricordarlo al mondo.
Ines D’Orazio