La legalità non si costruisce soltanto nei tribunali o nelle aule istituzionali. Si costruisce anche nei luoghi della comunità, quando una storia viene raccontata e diventa occasione di confronto. È questo il senso di “Itinerari di Comunità”, progetto culturale e sociale che prenderà il via a Marsala venerdì 5 settembre 2025, nell’ambito della rassegna “Ricordando Paolo Borsellino – come seguire il suo esempio”.
Il primo appuntamento si terrà alle 19 in Piazza della Vittoria 4, con la presentazione del libro Ninni Cassarà. Il bambino che divenne poliziotto di Marcello Alessandra. Un incontro dedicato alla memoria del vicequestore palermitano ucciso dalla mafia, ma soprattutto al valore dell’esempio civile che la sua storia continua a consegnare.
Il progetto è promosso dalla direttrice dell’Ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna, Rosanna Provenzano, in collaborazione con don Francesco Fiorino, rappresentante legale dell’Opera Monsignor Gioacchino Di Leo. L’obiettivo è offrire uno strumento di prevenzione e sensibilizzazione rivolto agli utenti in carico all’UEPE, agli operatori del settore e alle comunità locali.
Non si tratta di un percorso commemorativo in senso stretto. “Itinerari di Comunità” prova a usare la memoria come pratica educativa, legando il racconto delle figure che hanno servito lo Stato al lavoro quotidiano sulla responsabilità, sulla partecipazione e sulla coesione sociale.
Il libro di Alessandra racconta Ninni Cassarà partendo da una prospettiva capace di parlare anche ai più giovani. Non solo il funzionario di polizia, non solo l’uomo delle indagini antimafia, ma il bambino che cresce, sceglie, matura una passione per la giustizia e la trasforma in servizio pubblico.
Cassarà fu vicequestore della Squadra Mobile di Palermo e uno degli investigatori più importanti nella lotta a Cosa nostra negli anni Ottanta. Venne ucciso il 6 agosto 1985 in un agguato mafioso, insieme all’agente Roberto Antiochia. La sua vicenda resta una delle pagine più dolorose della storia antimafia siciliana, ma anche una delle più chiare nel mostrare cosa significhi credere nelle istituzioni fino in fondo.
Il racconto del libro, secondo le schede editoriali, ripercorre la vita e l’eredità di Cassarà con un taglio intimo e familiare, restituendo un uomo che ha creduto nello Stato in anni segnati da violenza, paura e silenzi. È una scelta narrativa importante: avvicinare la figura del poliziotto alla dimensione umana, senza ridurla a icona distante.
Durante l’incontro marsalese dialogheranno con l’autore il dottor Giovanbattista Tona, consigliere presso la Corte di Cassazione, e il dottor Emanuele Ricifari, dirigente generale di Pubblica Sicurezza e presidente dell’Associazione nazionale funzionari di polizia. La presenza di magistratura e mondo della polizia darà al confronto una dimensione concreta, legata al lavoro delle istituzioni e alla responsabilità di chi opera ogni giorno nel campo della giustizia.
La rassegna “Ricordando Paolo Borsellino” nasce come momento di riflessione, memoria e formazione ispirato ai valori di legalità, giustizia e impegno civile incarnati dal magistrato ucciso nella strage di via D’Amelio. Inserire al suo interno la figura di Ninni Cassarà significa costruire un ponte tra storie diverse ma unite da una stessa scelta: stare dalla parte dello Stato in anni in cui questa scelta aveva un prezzo altissimo.
C’è un filo che lega Borsellino e Cassarà. Non solo la lotta alla mafia, ma l’idea che la legalità non sia una parola astratta. È studio, metodo, responsabilità, capacità di non cedere alla rassegnazione. È anche fiducia nel fatto che una comunità possa cambiare se riconosce i propri esempi migliori e li trasforma in strumenti educativi.
Il progetto “Itinerari di Comunità” si muove su questo terreno. La sua forza può stare proprio nella scelta di coinvolgere soggetti diversi: istituzioni, realtà religiose e sociali, operatori, cittadini. La legalità, infatti, non può essere delegata solo alle forze dell’ordine o alla magistratura. Ha bisogno di comunità capaci di riconoscere il confine tra responsabilità e indifferenza.
Marcello Alessandra, presentando il suo libro, ha ricordato che “c’è un’arma potente che fa paura alle organizzazioni criminali, ed è la cultura”. Una frase che coglie il cuore dell’iniziativa. La cultura non arresta i mafiosi, ma può sottrarre terreno al consenso, all’ammirazione distorta, al silenzio, alla normalizzazione del potere criminale.
Investire in cultura significa rendere i giovani più consapevoli. Significa offrire parole, strumenti, memoria, esempi. Significa spiegare che la mafia non è soltanto un’organizzazione criminale, ma un sistema di dominio che prospera dove mancano conoscenza, fiducia e partecipazione.
Per questo la presentazione di un libro può diventare il primo passo di un itinerario più ampio. Raccontare Cassarà non serve soltanto a ricordare un uomo ucciso dalla mafia. Serve a chiedersi che cosa ciascuno possa fare, nel proprio ruolo, per costruire una società più giusta.
A Marsala, il 5 settembre, la memoria di Ninni Cassarà entrerà così dentro un progetto che guarda alla comunità. Non come pubblico passivo, ma come spazio da coinvolgere, responsabilizzare e accompagnare.
La legalità, se resta solo parola da cerimonia, si consuma in fretta. Se diventa percorso, incontro, educazione e scelta quotidiana, può ancora incidere. “Itinerari di Comunità” parte da qui: da un libro, da una piazza, da una storia siciliana che continua a parlare al presente.
Ines D’Orazio