Tranchida attacca Barbara: “Giovane e preparato, ma falso come l’acqua salata"
Il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida rompe il silenzio dopo le dimissioni dell’ex assessore Emanuele Barbara e la diffusione online di una telefonata con l’imprenditore Valerio Antonini. Tranchida annuncia che porterà in Digos un dossier di frasi e contenuti che ritiene intimidatori e diffamatori e chiarisce che «non mi dimetto: devo difendere la città e gli interessi dei trapanesi».
Secondo il sindaco, la telefonata pubblicata sarebbe «costruita e rimaneggiata». Tranchida nega di aver mai suggerito attacchi contro Antonini: «È falso dire che avrei chiesto di “mascherare” Antonini». Sulle vie legali spiega di aver chiesto al suo legale una valutazione per diffamazione aggravata indiretta; a suo dire, la prima persona a poter sporgere querela per la diffusione dell’audio sarebbe Barbara «per violazione della privacy».
Tranchida racconta di aver rimproverato l’ex assessore in sede politica per la gestione dei fatti successivi ai cori dello stadio e afferma che Barbara avrebbe detto di voler andare in Digos a denunciare: «Se si ritiene parte offesa, presenti denuncia». Il sindaco insiste a condannare i cori offensivi «contro chiunque» e invita a distinguere tra tifo e facinorosi.
Sul piano amministrativo, Tranchida rivendica la gestione diretta «nell’interim» delle deleghe lasciate da Barbara e indica due dossier: Trapani Servizi («ho impostato con gli uffici una strategia per metterla in sicurezza») e Luglio Musicale («il CdA sta predisponendo dati per smentire affermazioni che ritiene false»). «Non esistono persone indispensabili. Si lavora coi funzionari e si decide nel rispetto della legge», dice.
Quanto ai rapporti politici, il sindaco definisce «inquietante» il contesto e parla di «giochi di palazzo» che, a suo avviso, vorrebbero destabilizzare la maggioranza: «Il popolo trapanese non si fa comprare». E sul suo ex assessore usa parole nette: «Barbara è un giovane preparato e impegnato, ma si è rivelato falso come l’acqua salata».
La linea finale è chiara: «Non mi dimetto. Porterò in Digos quanto raccolto e andrò avanti: Trapani non ha bisogno di padroni né di padrini. Ho giurato di difendere l’interesse generale e lo farò nelle sedi competenti».
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