Si è tenuta ieri, lunedì 8 settembre, presso il Tribunale di Trapani, la prima udienza dell’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta sui ritardi nella consegna dei referti istologici all’Asp di Trapani, uno scandalo sanitario che ha coinvolto oltre 3.300 esami consegnati con mesi di ritardo tra il 2024 e il 2025 e che ha sconvolto la provincia trapanese e l’intera Sicilia.
Nessuna testimonianza, ma atti acquisiti
Durante l’udienza, non sono state ascoltate le due pazienti convocate, tra cui Maria Cristina Gallo, la docente mazarese considerata la “paziente zero” di questo caso. Le condizioni di salute delle due testimoni sono gravi e non gli hanno permesso di prendere parola e le parti – pubblico ministero e difese – hanno concordato l’acquisizione delle sommarie informazioni testimoniali già raccolte dai Carabinieri del NAS, evitando così un’ulteriore audizione.
La professoressa Gallo, benché collegata in via telematica, ha potuto evitare di essere ascoltata per la terza volta.
La prossima udienza è stata fissata per il 26 settembre, quando il GIP Massimo Corleo procederà alla nomina del perito medico-legale incaricato di accertare se i ritardi nei referti abbiano compromesso le possibilità di cura o contribuito al decesso di alcuni pazienti. In quell’occasione verranno anche formulati i quesiti tecnici ufficiali.
Il caso: ritardi fino a 8 mesi, esami mai consegnati
L’inchiesta, coordinata dai PM Sara Morri e Antonella Trainito, riguarda 19 indagati – tra medici, tecnici e infermieri – e 17 capi di imputazione che vanno da omicidio colposo a omissione di atti d’ufficio. Le parti lese sono otto pazienti, oltre all’Asp di Trapani e all’Assessorato regionale alla Salute.
Il caso è esploso grazie alla denuncia pubblica della professoressa Maria Cristina Gallo, che ha raccontato di aver ricevuto il referto istologico otto mesi dopo un’operazione, quando la malattia si era ormai diffusa con metastasi.
Il caso in Parlamento
A dare peso istituzionale alla vicenda è stata l’interrogazione parlamentare presentata da Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, che ha denunciato «una condotta estremamente dannosa per i pazienti» e una «situazione sconvolgente di disorganizzazione».
«Una mancata diagnosi precoce equivale a rischio di vita per le patologie oncologiche» – si legge nella prima interrogazione di gennaio – «Ci sono casi in cui il referto arriva otto mesi dopo un intervento. È inaccettabile».
I Interrogazione (1) by Redazione Tp24
Nella seconda interrogazione, Mulè ha chiesto conto degli impegni presi dall’Asp di Trapani, che aveva annunciato la refertazione completa degli esami entro gennaio 2025 grazie a una convenzione con l’Asp di Catania. Ma, ha precisato il vicepresidente della Camera, “molti pazienti risultano ancora in attesa, con campioni risalenti a maggio, giugno e luglio”.
“A fronte dell’angoscia che ancora oggi devono subire i pazienti e le loro famiglie – ha dichiarato Mulè – c’è solo da sperare in accertamenti rapidi che riconsegnino fiducia nella giustizia”.
II Interrogazione by Redazione Tp24
Un sistema sanitario al collasso
La Procura e gli ispettori ministeriali e regionali nelle relazioni presentate nei mesi scorsi hanno descritto un quadro disastroso di disorganizzazione nel servizio di Anatomia Patologica dell’Asp trapanese, in particolare negli ospedali di Trapani e Castelvetrano.
Il caso giudiziario è solo all’inizio, ma ciò che è già evidente è il dramma umano e sanitario che ha colpito centinaia di pazienti, spesso oncologici, lasciati senza risposte e senza cure tempestive.