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13/10/2025 06:00:00

Il marito di Maria Cristina Gallo: "Portiamo avanti la sua battaglia". Continua l'indagine

«Dobbiamo portare avanti la sua battaglia. Abbiamo pagato un prezzo altissimo con la vita di Maria Cristina, ma dobbiamo tenere alta la sua voce».
«Nessuno ci ha chiesto scusa. Né dall’Asp, né dalla politica».

Così Giorgio Tranchida, il marito di Maria Cristina Gallo, la professoressa di Mazara del Vallo che aveva denunciato il ritardo di otto mesi nella consegna del suo esame istologico, parla dopo i funerali della moglie.
Maria Cristina è morta venerdì scorso, a 56 anni, dopo una lunga malattia e una battaglia civile che ha portato alla luce lo scandalo dei referti all’Asp di Trapani.

«Cristina ha offerto la sua sofferenza alla collettività — dice Tranchida a il Corriere della Sera —. Non ci siamo abbandonati alla disperazione durante la malattia, e non lo faremo ora. Il tempo della rassegnazione è finito. Io non ci sto, i miei figli non ci stanno».

 

La storia di Maria Cristina Gallo è diventata il simbolo di una sanità malata di lentezze e disorganizzazione.
Dopo una biopsia eseguita a Mazara, la docente ha atteso per mesi il risultato dell’esame. Nessuno le rispondeva.

«La malattia era complessa — racconta il marito — ma il ritardo con cui è stata scoperta ha concesso al cancro mesi di vantaggio. Abbiamo chiesto a lungo l’esito della biopsia, ma ci dicevano di aspettare. Ci eravamo convinti che fosse tutto negativo».

Solo dopo otto mesi, l’esame istologico è stato consegnato. Troppo tardi.
Cristina ha continuato a lottare, anche quando si è trasferita a Milano per curarsi, sottoponendosi a 18 cicli di chemioterapia. Poi il ritorno a Mazara, dove è morta nella sua casa, circondata dai familiari.

 

“Mica sei l’unica”

Tutto è cominciato con una frase, detta da un’impiegata dell’Asp di Trapani: «Ma di che ti lamenti? Mica sei l’unica».

Da lì, la docente ha iniziato a chiedere ad altre donne, a pazienti di Mazara e Castelvetrano, e ha scoperto che i casi come il suo erano migliaia.
La sua denuncia pubblica, con tanto di quattro mail di diffida inviate dai suoi legali all’Asp, ha fatto emergere il disastro: oltre 3300 referti istologici in giacenza, alcuni dei quali contenevano diagnosi di tumore mai consegnate.

 

Una città in lutto

Sabato mattina Mazara del Vallo si è fermata per darle l’ultimo saluto.
La cattedrale era gremita: in prima fila il marito, i due figli, la madre, i sindaci di Mazara e Campobello.
Ad accogliere il feretro, i ragazzi disabili del laboratorio Unitalsi, dove la docente aveva svolto volontariato fino a pochi mesi fa.

Durante l’omelia, monsignor Angelo Giurdanella ha ricordato così Maria Cristina:

«Ha vissuto la sua vita spargendo semi per farli diventare alberi di vita e di cura. Lo ha fatto in famiglia, nella scuola, nel sociale».

Migliaia di persone erano in piazza.

«Molte neppure le conoscevo — ha detto il marito —. Avrei voluto abbracciarle tutte».

 

Una donna che ha trasformato la sofferenza in impegno

Per 14 mesi, Maria Cristina ha combattuto la malattia e una battaglia civile per tutti i pazienti lasciati soli.

«In questi mesi — racconta il marito — mia moglie ha saputo gestire tutto: la malattia, il dolore, ma anche il suo impegno per il sociale. Credeva nella responsabilità individuale, nel fatto che ognuno debba fare la propria parte. Noi continueremo quello che ha iniziato».

 

L’inchiesta: oggi le perizie medico-legali

Intanto l’inchiesta della Procura di Trapani prosegue. Diciannove tra medici, infermieri e tecnici di laboratorio dell’Asp sono indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e omissione di atti d’ufficio.

Oggi, alle 15, cominceranno le perizie medico-legali disposte dal gip Massimo Corleo per accertare se i ritardi nei referti abbiano provocato l’aggravarsi delle condizioni dei pazienti o la loro morte.

A svolgere gli accertamenti saranno Vincenzo Nardini (Pisa), Lorenzo Livi (Firenze) e Paolo Procaccianti (Palermo).
I consulenti avranno 90 giorni per consegnare le relazioni. L’udienza è fissata per il 23 gennaio 2026.

Oltre a Maria Cristina Gallo, la Procura indaga anche su altre due vittime: Francesco Codretto, 87 anni, e Paolo Robino, 74 anni, entrambi deceduti in attesa di referti.