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Altri fondi persi da parte del Comune di Marsala destinati alla lotta al randagismo. E’ questa la denuncia che fanno le associazioni animaliste: “La Regione Siciliana ha stanziato 5milioni di euro a sostegno dei Comuni per la gestione del randagismo, a fronte delle spese dimostrabili sostenute nel 2024. E il nostro Comune cosa fa? Non li chiede”. Perchè quindi gli amministratori hanno deciso dirinunciare a risorse pubbliche destinate a contrastare un’emergenza che grava sulle tasche di tutti e — soprattutto — sulla vita degli animali coinvolti? (in questo articolo parliamo della mancanza di area sgambamento nel canile municipale)
Una gestione di omissioni
Si è tenuta una riunione insieme alle associazioni animaliste ma pare che sia stato detto che la gestione economica del fenomeno è «complessa», un onere rilevante per le casse comunali.
Ma la semplice domanda è: se la Regione mette a disposizione un fondo ad hoc per coprire le spese del 2024, il Comune perché non presenta richiesta?
Nette si esprimono le associazioni: “Le spiegazioni possibili — e tutte inquietanti — sono due: negligenza amministrativa o una scelta deliberata. Forse a qualcuno va bene così. Forse, e sottolineiamo forse, si preferisce non evidenziare il reale numero di animali che, ufficialmente randagi del territorio, vengono invece ospitati fuori comune in strutture private (due in Sicilia e una in Emilia). Forse si preferisce continuare a pagare privati che portano via i nostri cani, trasformando la gestione dell’emergenza in una fonte di guadagno privata alimentata dall’immobilismo politico”.

Dubbi sull’attuale gestione
La ditta incaricata dal Comune per accalappiamenti e gestione del canile opera con regolare aggiudicazione di gara. Ma, secondo quanto risulta, la stessa ditta ospita poi gli animali “in esubero” nella propria struttura privata. Il risultato? Le risorse pubbliche confluiscono in un’unica direzione, conveniente e comoda per chi le percepisce — ma inefficace per risolvere il problema del randagismo sul territorio.
Strategie di contrasto? Al momento: zero
Quali sono le politiche comunali per prevenire e combattere il randagismo? Sterilizzazioni coordinate, campagne di educazione, adozioni con percorsi seri, controlli sulle uscite dei cani, incentivo al volontariato organizzato e trasparenza nelle convenzioni pubbliche: nulla di tutto questo sembra emergere con forza dal piano amministrativo. La risposta, fin qui, è semplice e terribile: nessuna.
Le associazioni lanciano l’allarme: “Non è un’accusa alla ditta, è un dovere verso i cittadini. Va ricordato che la ditta lavora con regolare mandato: la questione non è l’illegittimità dell’operato della società, ma le scelte politiche che hanno permesso a un sistema di consolidare pratiche che non risolvono il problema ma lo spostano e lo monetizzano. La responsabilità è dell’amministrazione comunale: perché non si è proceduto a richiedere i fondi regionali destinati ai Comuni? Perché non si è investito in soluzioni strutturali e trasparenti?”.
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Risposte e trasparenza
Infine chiedono risposte immediate e chiare: “Alla luce di questi fatti chiediamo: che il Comune spieghi pubblicamente perché non ha richiesto i 5 milioni di euro stanziati dalla Regione per il 2024; la pubblicazione delle convenzioni, dei contratti e dei movimenti di animali tra strutture pubbliche e private relativi agli ultimi anni; l’avvio immediato di un piano trasparente di contrasto al randagismo (sterilizzazioni, adozioni controllate, censimento, politiche di prevenzione e controllo).
Un’occasione perduta?
Questa è un’occasione persa che pesa su tutti: sul bilancio comunale, sulla sicurezza e sul benessere degli animali, sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Se qualcuno ha ancora il coraggio di chiedere alle associazioni «Perché non aprite un canile privato anche voi?»: la domanda rivela il nocciolo della questione: “ Il problema non è la presenza di realtà private legittime, ma l’assenza di politiche pubbliche efficaci e trasparenti che impediscano che l’emergenza diventi un business”.
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