Basket. Gli Shark dopo Napoli puntano sempre di più a rientrare tra i primi otto
Per la Shark una vittoria conseguita nei minuti finali non fa più notizia. E' successo anche a Napoli. Le modalità sono le stesse, anche se i vantaggi in doppia cifra si liquefanno come neve al sole.
Si è iniziato infatti con un 11 a 0 nei minuti iniziali che poteva essere prodromico di una facile vittoria. Ma cambiare una filosofia operativa maturata da decenni, pur in presenza di un vantaggio così cospicuo, non rientra nella mentalità di un Jasmin Repesa che non si è mai fidato di fuocherelli iniziali, avendo tutto un match da giocare. Così, nel pieno rispetto del piano partita, ha iniziato un tourbillon di rotazioni che poteva anche essere considerato troppo disinvolto, considerato che nel secondo tempo consentiva il rendez-vous di una squadra messa alle corde come un pugile suonato e che mostrava il proprio limite proprio nella lunghezza del roster.
Con una terna arbitrale che fischiava come una vaporiera durante una giornata di nebbia, (54 fischi in totale, quasi equamente distribuiti) ad ogni minimo contatto, la situazione falli poteva, alla fine, essere un fattore decisivo per il risultato. Coach Repesa, vecchio lupo di mare anche con visibilità-zero, aveva intuito il pericolo, proteggendo i migliori giocatori da una penalizzazione per falli e giocarsi le proprie chance negli ultimi minuti. Così il Trapani, tenendo in mano l’inerzia per tutta la partita, pur presentandosi alla fine con un vantaggio minimo, poteva schierare quella “cavalleria leggera” con Alibegovic pivot e tutti gli altri a scalare. Contava sulla lucidità nei momenti topici, quelli che risultano in partite tiratissime, come le 6 disputate dal Trapani.
Ma la vera novità in assoluto risiedeva nell’aver trovato un Notae in grande spolvero, sia fisico che tecnico. Impiegato per 20 minuti nel ruolo di playmaker - pensiamo che questa sia la naturale collocazione con un Arcidiacono infortunato e con un Cappelletti impiegato a spizzichi e mozzichi per appena 8 minuti - e con un Ford che, indubitabilmente, preferisce giocare nel ruolo di guardia per liberare quel tiro mortifero che spesso accompagna le sue esibizioni. Così l’uomo di Covington non solo riusciva a portare palla in campo avversario pur raddoppiato, ma trovava anche gli spazi per aggredire il canestro con un percorso netto (5 su 5 al tiro da due), facendo schizzare il punteggio su margini di assoluta sicurezza.
Ma, gli arbitri che volevano ergersi a protagonisti, fischiavano tutta una serie di falli antisportivi, di tecnici alla panchina e proteste di qualche giocatore riottoso, che spezzettavano il gioco e consentivano ai partenopei di rientrare e giocarsela nei 2 minuti finali. Repesa, a questo punto, inseriva quella “cavalleria leggera”, per attaccare la batteria dei lunghi avversari che a rimbalzo d’attacco imperversava, mentre gli Shark, a detta di Repesa “ne catturavano uno solo”. Impossibilitati ad attaccare un canestro, mirabilmente presidiato, erano i tiri dalla media o lunga distanza che potevano fare la differenza. Così richiamato in panchina un esausto Notae, dopo la scorpacciata di punti ed assist, erano Ford (piuttosto abulico per tutto il match) ed un fantasioso ed inesauribile Allen (35 minuti giocati con grande applicazione, 19 punti e 8 rimbalzi) che decidevano le sorti di un incontro, dominato per lunghi i tratti, ma che poteva essere gettata alle ortiche. In sostanza, giudizi positivi per tutti e lusinghieri per Notae e l’uomo ex Ostenda (Allen) e per un capitano, Alibegovic che si è sacrificato in un ruolo improprio ma che è risultato in doppia cifra nel punteggio, catturando 8 carambole. Eboua ha rinunciato completamente al tiro sobbarcandosi un ruolo da gregario e fare legna sotto i tabelloni. Sanogo e Cappelletti sono stati impiegati per pochi minuti, ma in fin dei conti, costruttivi. Positive le prove dei due frangiflutti Petrucelli e Rossato, asfissianti in marcatura e presenti a tabellino. Il “canguro di Melbourne” Hurt, non ha ripetuto la magnifica prova contro Brescia, ma sarebbe troppo pretendere che assurga a protagonista indiscusso per tutto il campionato.
Con il rientro di Notae la squadra potrà assumere una fisionomia differente rispetto alle partite giocate senza il funambolo. Potrà ritornare al tiro dalla lunga distanza che è stato giocato con altissime percentuali nel primo tempo e fornirà valide alternative alla cabina di regia intercambiandosi con Ford. La recente scoperta tattica (3 piccoli stabilmente in campo), con Allen ad ala grande e Alibegovic pivot, potrebbe funzionare se non applicata per lunghe parti dell’incontro, ma risultare funzionale a squadre esauste dove contano altri fattori, oltre che fisici, legati alla lucidità mentale. Per ora la panchina ha dimostrato di funzionare soprattutto per l’adattabilità ed il sacrificio mostrato da alcuni giocatori con basso minutaggio (Cappelletti e Sanogo). Jasmin Repesa, ha tracciato gli obbiettivi da qui al giro di boa: “Puntiamo, nonostante la penalizzazione, ad entrare tra i primi 8 per disputare la Frecciarossa Final Eight di Febbraio”. Sarebbe già un mezzo miracolo raggiungerla, poiché oltre ai 4 punti inflitti dalla Lega hanno pesato anche il lungo infortunio di Notae e il ritardo nella preparazione di Sanogo e Hurt. Ma l’oracolo consultato dal “Buster” difficilmente sbaglia.
Il sorcio verde
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