Trapani, il "trasloco" al palazzetto e gli arredi sequestrati. Indagini in corso
Nuovo capitolo nella vicenda del Pala Daidone, il palazzetto dello sport di Trapani. Cominciamo dal retroscena. Nella giornata del 6 febbraio, due mezzi pesanti sono stati fermati dalla Polizia Municipale mentre uscivano dai cancelli dell’impianto sportivo. A bordo, secondo quanto risulta dal verbale redatto dagli agenti, c’erano divani, poltroncine e altri arredi. Un trasloco in corso, che avrebbe dovuto proseguire con il prelievo anche delle poltroncine del parterre, fissate però a una struttura metallica e quindi non facilmente rimovibili.
Gli operai sono stati ascoltati lunedì dalla polizia giudiziaria e avrebbero riferito che il trasferimento sarebbe stato disposto dalla società cestistica. Tutto il materiale rinvenuto sui camion è stato posto sotto sequestro e affidato in custodia in attesa degli sviluppi giudiziari.
La vicenda si inserisce nel clima tesissimo seguito alla revoca della concessione del Palazzetto alla Trapani Shark, notificata lunedì dal Comune di Trapani ed eseguita anche con la sostituzione delle serrature e dei cancelli di ingresso. Il patron Valerio Antonini, che da una parte denuncia uno “sfratto” e i danni arrecati alla società, dall’altra aveva annunciato l’intenzione di liberare l’impianto dagli arredi, compresi quelli legati all’attività agonistica.
La questione, nata come contenzioso amministrativo e civile, sembra ora assumere anche un possibile rilievo penale. Lo stesso Antonini ha invocato l’intervento della Procura, annunciando ricorso al Tar contro la determina di revoca.
Nel frattempo i rapporti tra il patron e Palazzo D’Alì appaiono ormai compromessi. Antonini ha definito irricevibile la disponibilità messa per iscritto dal Rup, l’ingegnere Orazio Amenta, che aveva autorizzato l’accesso all’impianto per il recupero dei beni di proprietà della società, ma solo alla presenza dei tecnici comunali per la redazione di un verbale di constatazione.
Netta la posizione del Comune sui beni riconducibili a SportInvest: nessuna autorizzazione all’accesso, non essendovi rapporti giuridici con quella società. E nessuna possibilità di rimuovere attrezzature e impianti rientranti negli interventi di riqualificazione oggetto della convenzione revocata, inclusi i beni rendicontati (a detta di Antonini) nelle fatture per oltre 2 milioni di euro, sulle quali il Rup ha contestato l’assenza di quietanze di pagamento.
Unica apertura riguarda il settore giovanile: allenamenti e gare potranno svolgersi in giornate concordate, con apertura dell’impianto e presenza di personale comunale.
Per il resto, nessun accordo. E il Pala Daidone continua a essere il centro di una battaglia che, giorno dopo giorno, si sposta sempre più dalle aule amministrative a quelle giudiziarie.
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