Lo scandalo dei referti. La storia di Anna Pilocane: "Io miracolata, ho aspettato 9 mesi"
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Nove mesi per conoscere l’esito di un esame istologico. Nove mesi passati tra ansia, fiducia malriposta e, col senno di poi, la consapevolezza di essere stata “miracolata”. La storia di Anna Pilocane è una delle tante finite nell’enorme buco nero dei referti istologici dell’Asp di Trapani: 3.313 esami in ritardo, tra cui 356 diagnosi di tumore.
Anna, per fortuna, non è tra questi ultimi. Ma avrebbe potuto esserlo. E oggi, dopo che il caso è esploso grazie alle denunce partite dalla vicenda di Maria Cristina Gallo, racconta cosa significa vivere su di sé un ritardo così grave.
«Operata a gennaio, mi dissero: se è grave arriverà presto. Non è arrivato niente per mesi»
Anna si rivolge al consultorio di Marsala, dove la ginecologa scopre una neoformazione alla cervice.
«Mi disse che era necessario operare subito», racconta. L’intervento viene programmato per il 22 gennaio all’ospedale di Castelvetrano.
«La prima cosa che si chiede dopo un’operazione del genere è: quando avrò l’esito dell’istologico? Di solito, se c’è qualcosa di grave, lo comunicano in 15 giorni, altrimenti un mese, un mese e mezzo».
Trascorrono le settimane, ma nessuno chiama.
«Il primo mese e mezzo ero quasi sollevata: pensavo che, non arrivando notizie, significasse che non c’era nulla di grave. Ma arrivò Pasqua, poi maggio, poi l’estate. Ho chiamato più volte: mi dicevano che non sapevano nulla, che avrebbero fatto sapere. Io non volevo allarmare la mia famiglia, mi sono tenuta tutto dentro».
«Il 22 ottobre mi chiamano: il referto è arrivato. Nove mesi dopo»
La telefonata arriva all’improvviso:
«Mi dissero di andare a ritirare il referto. Vedo la data: operata il 22 gennaio, il referto arriva in ospedale il 21 ottobre 2024. Io lo ritiro il 23. Nove mesi esatti».
Per fortuna si tratta “solo” di una poliposi, nulla di maligno.
Ma oggi, dopo lo scandalo dei referti, la consapevolezza è cambiata:
«Quando ho saputo del caso della professoressa Gallo mi sono resa conto di essere stata miracolata. Se avessi avuto un tumore, dopo nove mesi sarei stata nelle sue stesse condizioni».
«Ho perso fiducia nella sanità. Mi sono affidata a Dio»
Anna racconta anche il paradosso emotivo:
«Io sono stata salvata da un infarto grazie a medici straordinari. Credevo nella sanità pubblica. Ma dopo questa esperienza non riesco più a fidarmi».
Le parole sono amare:
«Ci si affida. Non puoi fare altro. E se non hai soldi per il privato, resti intrappolata. La verità è che c’è gente che muore perché non può permettersi le cure».
«Perché così pochi hanno denunciato? Forse paura, forse rassegnazione»
Solo nove dei 356 pazienti oncologici hanno denunciato.
«Non so spiegarmelo. Forse la gente è rassegnata, forse ha paura di finire in un tunnel senza uscita. Io stessa… sì, forse sono rassegnata. Non ho paura delle conseguenze, ma non ho strumenti. Sono una cittadina: pago le tasse, ho diritto all’assistenza. Ma cosa potevo fare?»
E aggiunge:
«Chiedevo informazioni, mi rispondevano con gentilezza… ma anche loro non sapevano nulla. È incredibile».
«Spero che chi ha sbagliato paghi. E che la gente inizi a ribellarsi prima»
Anna conclude con una speranza:
«Mi auguro che serva a qualcosa. Che chi ha sbagliato paghi. E che le persone capiscano che bisogna ribellarsi prima, non quando è troppo tardi. Io sono stata fortunata. Ma non posso più fidarmi: ho paura, veramente».
La sua storia è una delle tante che rendono plastica la gravità dello scandalo dei referti istologici. Un caso che continua a scuotere l’Asp di Trapani e tutta la Sicilia.
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