Nuova bufera giudiziaria su Liberty Lines: perquisizioni, 67 indagati, società sequestrata
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20,00 - L’inchiesta che ha portato al sequestro preventivo di Liberty Lines e della SNS – Società di Navigazione Siciliana, due colossi del trasporto veloce da e per le isole minori, disegna un quadro investigativo imponente: decine indagati, tra dirigenti, comandanti, tecnici, funzionari e le stesse società.
È un terremoto giudiziario che riporta al centro dell’attenzione pubblica il sistema delle sovvenzioni regionali per i collegamenti marittimi e gli obblighi di sicurezza degli aliscafi, un settore che – come dimostra la storia recente – è sensibile, strategico e spesso attraversato da zone d’ombra.
Secondo la Procura di Trapani, la Liberty Lines avrebbe omesso di segnalare avarie e criticità tecniche dei mezzi, continuando comunque a effettuare le corse e percepire integralmente i contributi pubblici previsti dal contratto di servizio.
La società respinge le accuse, parla di provvedimento “privo dei presupposti” e annuncia immediato ricorso. Intanto, l’amministrazione giudiziaria garantirà la continuità dei collegamenti, che proseguiranno regolarmente.
Di seguito, l’elenco completo degli indagati, con l’indicazione del solo anno di nascita e la premessa, che vale per tutti, della presunzione di innocenza.
Enti indagati:
47. Liberty Lines S.p.A.
48. SNS – Società Navigazione Siciliana S.C.p.A.
Un'inchiesta destinata a far discutere
Il numero e la varietà dei profili coinvolti raccontano una macchina complessa, su cui la Procura intende fare chiarezza fino in fondo.
I legali della società parlano di “provvedimento ingiustificato” e di “mancanza dei presupposti di urgenza”.
La Guardia di Finanza, invece, sostiene che le irregolarità contestate avrebbero inciso direttamente sulla sicurezza dei passeggeri e sull’uso corretto dei fondi pubblici.
Nel frattempo, la continuità del servizio è garantita e gli aliscafi continueranno a partire.
14,00 - Nuova bufera giudiziaria sulla compagnia di navigazione Liberty Lines della famiglia Morace che gestisce i collegamenti veloci con le isole minori in Sicilia. Dalle prime ore del mattino la Guardia di Finanza ha fatto irruzione nella sede principale e negli uffici secondari dell’azienda, nell’ambito di una nuova inchiesta sui rapporti economici tra la società e la Regione Siciliana.
Le informazioni ufficiali, al momento, sono poche. Ma il quadro che emerge è pesante: 67 indagati, perquisizioni non solo negli spazi di Liberty Lines ma anche in almeno un ufficio della Capitaneria di Porto, e un provvedimento di sequestro che avrebbe colpito la società stessa.
Al centro dell’indagine ci sarebbero le somme riconosciute dalla Regione alla compagnia per i collegamenti marittimi con le isole minori. Un tema che non è nuovo: era già finito al centro dell’inchiesta Mare Monstrum del 2017.
In questa nuova operazione la Guardia di Finanza sta cercando di chiarire presunte irregolarità nella gestione dei fondi pubblici. Un terremoto giudiziario che arriva nel pieno della stagione dei contratti per i trasporti marittimi e scuote l’intero settore.
La reazione della compagnia
Liberty Lines, con una nota prova a rassicurare utenti e istituzioni: “Confermiamo piena fiducia in un esito positivo delle indagini. Il servizio pubblico di collegamento veloce con le isole siciliane proseguirà regolarmente”. Dunque niente stop ai collegamenti, almeno per ora.
E poi: "In merito alle operazioni condotte questa mattina dalla Guardia di Finanza presso i nostri uffici, relative a presunte irregolarità operative, Liberty Lines conferma la propria fiducia in un esito positivo delle indagini e assicura che il servizio pubblico di collegamento veloce con le isole siciliane proseguirà regolarmente".
Gli avvocati attaccano il sequestro
I legali della società e degli azionisti — Alfonso Furgiuele, Lorenzo Contrada e Giovanni Di Benedetto — parlano di un provvedimento privo dei presupposti necessari:
sostengono che non ci sarebbe né urgenza né motivo sufficiente per giustificare il sequestro disposto dalla Procura di Trapani. Annunciano battaglia legale, certi che davanti al giudice “verranno rappresentati gli elementi che impongono la caducazione del decreto”, con l’obiettivo di ripristinare completamente l’operatività dell’azienda.
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