La Sicilia continua a essere l’epicentro degli incendi in Italia. Anche nel 2025 l’Isola guida, tristemente, la classifica delle aree bruciate. Un terzo dei roghi più estesi del Paese si è consumato qui, e la provincia di Trapani ha contato l’ennesimo disastro: Monte Cofano, Castelluzzo, lo Zingaro, un patrimonio naturalistico cancellato in poche ore dal fuoco.
Eppure, in questo scenario devastato, c’è una piccola eccezione. Un’isola verde che ha retto all’estate più difficile degli ultimi anni: il Bosco d’Alcamo, sul Monte Bonifato.
Per il secondo anno consecutivo, qui non si è registrato neanche un incendio. Non per miracolo, ma per il lavoro di una “guardiania popolare”: cittadini e volontari che hanno presidiato la montagna nei giorni di massima allerta, annotando targhe, segnalando movimenti sospetti, collaborando con Forestale e servizio civile. Una presenza costante, discreta, ma evidentemente efficace.
Ma ad Alcamo non c’è solo una storia virtuosa. C’è anche una ferita aperta: la Funtanazza, edificio pubblico della Provincia, abbandonato per anni e poi diventato il cuore di un’esperienza civica straordinaria. Gli attivisti lo avevano riaperto e trasformato in un punto di ritrovo, formazione e coordinamento della guardiania. A ottobre 2024, però, la Provincia li ha sgomberati e ha murato l’immobile.
Oggi, più di un anno dopo, nessuno sa che destino avrà la struttura.
Il Libero Consorzio di Trapani, lo scorso marzo, ha pubblicato un avviso per affidare l’immobile senza bando. Ma a distanza di mesi non c’è ancora un’aggiudicazione. Il risultato è un bene pubblico chiuso, inutilizzato, mentre il territorio chiede a gran voce presìdi e luoghi di partecipazione.
Nel nostro reportage abbiamo raccolto il racconto di chi questa montagna la difende ogni giorno: gli attivisti del Bosco d’Alcamo, tra cui Marco, e la consigliera provinciale delegata alle riserve, Laura Barone, che spiega quali saranno i prossimi passi.
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