L'acqua della Diga Trinità torna in mare. E noi continuiamo a guardare
Gentile Direttore di Tp24,
Ancora una volta, al raggiungimento del limite dell’invaso, l’acqua della Diga Trinità finisce a mare. Una risorsa preziosa e sempre più rara viene dispersa senza che nessuno, tra gli enti preposti, intervenga con la necessaria tempestività e visione. È davvero accettabile che in un territorio assetato, dove ogni litro d’acqua è vita, lavoro e sviluppo, si continui a perdere ciò che dovrebbe essere difeso come un patrimonio?
Si ribadisce l’importanza della risorsa idrica non solo come bene naturale, ma come infrastruttura strategica per agricoltura, energia, industria agroalimentare e per l’equilibrio stesso delle comunità rurali. Eppure, le lacune degli enti competenti restano evidenti:
Assessorato all’Energia, incapace di definire un piano credibile di gestione integrata degli invasi;
Assessorato all’Agricoltura, assente nel garantire continuità e sicurezza idrica a un comparto che dovrebbe essere la spina dorsale dell’economia locale;
Cabine di regia e tavoli tecnici che continuano a riunirsi senza produrre soluzioni reali;
Consorzio di Bonifica, che continua a dormire davanti a una criticità ormai strutturale.
E proprio riguardo al Consorzio va ribadito con forza ciò che sembra essersi smarrito: i vertici dovrebbero essere al servizio degli agricoltori, e solo degli agricoltori, non di altre logiche o interessi. Ma oggi — come evidenziato dalla cronaca giudiziaria di questi giorni, che ha portato alla luce una fitta trama di interessi e dinamiche opache — è legittimo chiedersi se chi dovrebbe tutelare la risorsa idrica e i lavoratori della terra stia davvero operando nell’interesse del territorio.
Nel frattempo, l’acqua scorre via. E con essa scorrono opportunità, raccolti, redditività, lavoro per i giovani, prospettive di sviluppo.
Per questo occorre dirlo senza più giri di parole: a cosa serviranno le innumerevoli risorse che si stanno investendo sul territorio — fondi, progetti, infrastrutture, iniziative — se poi manca l’acqua? Cosa rimarrà dei piani di rilancio, delle politiche agricole, della transizione ecologica, se la risorsa primaria continua a essere dispersa nel silenzio generale?
Il territorio non può più permettersi inerzia. Serve una gestione moderna, responsabile, trasparente. Serve coordinamento reale e non formale. Serve che chi ha il dovere di agire lo faccia ora, non quando sarà troppo tardi.
Perché l’acqua non aspetta. E, se la lasciamo andare, non tornerà indietro.
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