Novembre è il mese dedicato alla prevenzione urologica maschile: un’occasione per parlare apertamente di salute della prostata e dei sintomi che spesso vengono ignorati. Il dott. Emanuele Caldarera, specialista in chirurgia urologica e andrologica dell’Ospedale Paolo Borsellino di Marsala, spiega perché rivolgersi a uno specialista è fondamentale e quali sono oggi le opzioni meno invasive.
Cos’è l’ipertrofia prostatica benigna (IPB)
L’IPB è il naturale ingrossamento della prostata con l’avanzare dell’età. La ghiandola, posta sotto la vescica e attorno all’uretra, può comprimere il condotto urinario causando disturbi come: bisogno frequente di urinare, soprattutto di notte (nicturia); difficoltà ad avviare la minzione; flusso urinario debole; sensazione di svuotamento incompleto della vescica. Questi sintomi riducono la qualità della vita: molti uomini cambiano abitudini, limitano i liquidi o evitano uscite per timore di imbarazzo.
Quanto è diffusa
L’IPB è comune: interessa milioni di italiani (stima fornita da operatori del settore). Colpisce circa il 50% degli over 50 e una quota ancora maggiore nelle fasce più anziane. In Sicilia, con circa 700.000 uomini sopra i 50 anni, la condizione può riguardare un numero consistente di persone.
Perché non aspettare
«L’IPB è una condizione molto comune, ma troppo spesso viene sottovalutata o affrontata troppo tardi», sottolinea il dott. Caldarera. Rimandare il controllo può aumentare il rischio di complicanze come infezioni urinarie, calcoli vescicali, ritenzione acuta e, nei casi estremi, danni renali. Parlare con l’urologo è il primo passo per ritrovare benessere.
Le opzioni di trattamento: meno invasività, più personalizzazione
Le scelte terapeutiche variano in base a gravità dei sintomi, volume prostatico e condizioni generali del paziente:
- Vigile attesa — per sintomi lievi, con monitoraggio e modifiche dello stile di vita.
- Terapia farmacologica — alfa-bloccanti per facilitare la minzione; inibitori della 5-alfa-reduttasi per ridurre il volume prostatico (possono avere effetti collaterali).
- Soluzioni mininvasive — impianti metallici o stent prostatici temporanei posizionabili in sedazione leggera senza catetere; riducono il disturbo senza modificare in modo permanente l’anatomia prostatica e spesso preservano la funzione eiaculatoria.
- Termoterapie — uso di calore (radiofrequenze, microonde, vapore) per ridurre il tessuto prostatico con minor rischio di sanguinamento rispetto alla chirurgia tradizionale.
- Tecniche laser — opzioni moderne che abbassano il rischio emorragico e i tempi di degenza.
- HoLEP (adenomectomia transuretrale con laser ad olmio) — rimane il gold standard per i casi avanzati: risultati duraturi con approccio endoscopico.
La scelta va fatta insieme allo specialista, valutando rischi, benefici e tempi di recupero.
Il messaggio del medico
«Molti pazienti non sanno che un corretto counseling permette di individuare percorsi terapeutici personalizzati e soluzioni “su misura” — spiega il dott. Caldarera —. Affrontare il problema tempestivamente consente di scegliere il trattamento più adatto e di evitare complicanze.»
Consiglio pratico
Se avverti uno o più sintomi descritti, rivolgiti all’urologo: la diagnosi precoce è semplice (anamnesi, esami delle urine, flussometria, eventuale ecografia) e amplia le opzioni terapeutiche. Novembre è l’occasione giusta per non rimandare il controllo: la salute prostatica si cura prima che diventi un limite alla vita quotidiana.