Sono stati scarcerati due degli arrestati nell’operazione antidroga scattata, a Marsala, all’alba dello scorso 25 novembre, quando la polizia, a conclusione di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha arrestato 27 persone. Sedici finirono dietro le sbarre e undici ai domiciliari.
Adesso, su richiesta dei loro legali, sono stati rimessi in libertà il 58enne Antonio Titone, noto anche per essere stato gestore di una struttura ricettiva nella zona di Piazza Marconi, e il 70enne Salvatore Donato. Il primo è difeso dagli avvocati Luigi Pipitone e Diego Tranchida, il secondo invece dagli avvocati Paolo Paladino e Riccardo Rubino. Ad annullare, su richiesta dei difensori, le due ordinanze di custodia cautelare, ordinando l’immediata scarcerazione, è stato il Tribunale del Riesame di Palermo (presidente Alessia Geraci).
Le motivazioni saranno depositate entro 45 giorni. Solo dopo si potrà sapere perché le istanze difensive sono state accolte. Se per questioni legate semplicemente alle esigenze cautelari (assenza di pericolo di fuga, impossibilità di inquinare le prove, mancanza di pericolosità sociale dei due indagati), oppure se il Riesame è entrato nel merito delle accuse, non rilevando “gravi indizi di colpevolezza”.
L’indagine è stata una delle più importanti condotte negli ultimi anni da forze dell’ordine e magistratura contro il traffico e lo spaccio di droga nel Marsalese. E a segnare lo spessore dell’inchiesta è il fatto che, secondo l’accusa, trafficanti e spacciatori avrebbero agito sotto l’ala della locale famiglia mafiosa. C’è, quindi, anche l’aggravante di avere agito per agevolare Cosa Nostra.
L’indagine, avviata nel 2020 e condotta da Squadra mobile di Trapani e Commissariato di Marsala, “ha permesso – ha spiegato la nota diffusa dalla Questura il 25 novembre - di accertare il dinamismo criminale di tre distinte associazioni, tutte attive nella commercializzazione di cocaina nelle principali piazze di spaccio di Marsala e dei territori limitrofi”. Le indagini hanno, inoltre, documentato il “pervicace controllo esercitato da figure apicali della locale consorteria mafiosa”, che avrebbero beneficiato di “una percentuale sui proventi della vendita dello stupefacente, individuata come fonte primaria di sostentamento per il sodalizio mafioso”. Tra le ordinanze di custodia cautelare in carcere, una ha infatti riguardato il 58enne Francesco Giuseppe Raia, ritenuto il reggente della famiglia mafiosa marsalese, al quale, lo scorso 14 aprile, la Corte d’appello di Palermo, nell’ambito del processo di mafia “Hesperia”, ha rideterminato la pena in 28 anni e 6 mesi di carcere in continuazione con un’altra condanna definitiva dal 2014.