Makari, lo scontro sui servizi turistici. Quale futuro per il "paradiso salvato"?
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Makari è così bella da sembrare irreale. Una costa selvaggia, tra San Vito Lo Capo e Castelluzzo, affacciata sulla Baia di Santa Margherita, diventata negli ultimi anni anche set cinematografico e televisivo: proprio qui è stata girata la serie di successo di Rai1 “Makari”, che ha trasformato questo tratto di Sicilia in una cartolina conosciuta in tutta Italia.
Eppure, cinquantacinque anni fa, questo paradiso rischiava di sparire per sempre. Al suo posto era previsto un grande polo petrolchimico. Oggi c'è nuovo scontro sul futuro della costa. Un progetto su alcuni servizi turistici per la zona presentato dal Comune che fa saltare dalla sedia gli ambientalisti.
Il progetto del Comune e le polemiche
Al centro del dibattito c’è il progetto presentato dal Comune di San Vito Lo Capo per la gestione dei servizi turistici nelle aree di Makari e Castelluzzo. Un piano che prevede parcheggi stagionali, servizi igienici, piccoli chioschi, noleggio di lettini e ombrelloni, navette, un’area per eventi e un teatro “effimero”, cioè temporaneo e smontabile.
Il progetto ha ottenuto a fine novembre un parere positivo di Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) di primo livello, ma ha scatenato una dura reazione da parte di associazioni ambientaliste e di esponenti politici, in particolare per il rischio di over-tourism e per l’impatto complessivo su un’area sottoposta a forti vincoli ambientali (ZPS e Natura 2000).
La difesa del sindaco: “Solo regolarizzazione, nessuna cementificazione”
Il sindaco di San Vito Lo Capo, Francesco La Sala, respinge le accuse. Ai nostri microfoni ha spiegato che il progetto non introduce stravolgimenti, ma serve a regolamentare e autorizzare attività già presenti da anni.
Secondo il primo cittadino, i parcheggi – circa 900 posti complessivi – esistono da oltre dieci anni, così come i trenini di collegamento e il noleggio di lettini e ombrelloni. Le novità riguarderebbero solo piccoli servizi essenziali: uno o due chioschi di dimensioni ridotte per bevande e panini e bagni più decorosi rispetto a quelli chimici. Tutte strutture, sottolinea il sindaco, amovibili, montate in primavera e rimosse a fine stagione.
“La zona rimarrebbe esattamente com’è – ha ribadito La Sala – non è previsto nemmeno un grammo di cemento. Vogliamo solo migliorare la fruizione e valorizzare un’area già frequentata, senza alcun impatto ambientale”.
Il sindaco difende anche l’iter autorizzativo, ricordando che il parere è stato espresso da una Commissione regionale composta da 55 tecnici specializzati in materie ambientali. E sulle polemiche non nasconde l’amarezza: “Chi oggi critica non si è mai accorto di ciò che lì esiste da anni”.
La sospensione della Regione
Nei giorni scorsi è arrivato però l’intervento dell’assessora regionale al Territorio e Ambiente, Giusi Savarino. Il decreto di VIncA di primo livello è stato sospeso in autotutela e l’assessorato ha chiesto un ulteriore approfondimento, uno screening più rafforzato.
Il sindaco parla di una sospensione, non di un annullamento, e si dice tranquillo: “Abbiamo chiesto l’autorizzazione per ciò che già esiste. Siamo certi che anche il secondo livello confermerà la correttezza del progetto”.
Legambiente: “Macari non è un bancomat turistico”
Di tutt’altro avviso Legambiente, che attraverso il presidente del circolo Pizzo Cofano, Giuseppe Messina, ha espresso una contrarietà netta.
Secondo Legambiente, il problema non è locale ma riguarda un patrimonio di valore internazionale. “In questi giorni – racconta Messina – ho ricevuto telefonate da tutto il mondo. Makari è un golfo aperto, libero, un simbolo di bellezza e fruizione naturale”.
Il nodo centrale è l’effetto cumulativo: parcheggi, eventi, servizi, flussi turistici e infrastrutture, anche se singolarmente leggere, rischiano nel loro insieme di alterare un equilibrio delicatissimo. Legambiente contesta inoltre il fatto che si sia proceduto solo con una fase di screening e senza un confronto preventivo con associazioni e cittadini.
“La Baia di Santa Margherita non può diventare la valvola di sfogo dell’overtourism di San Vito Lo Capo – sottolinea Messina –. Qui esiste già tutto: la natura consente sport, relax, fruizione libera. Infrastrutturare significa cambiare per sempre il contesto”.
Tra le preoccupazioni indicate: aumento del traffico, inquinamento acustico e luminoso, disturbo alla fauna, pressione sulle calette e sulle specie protette. “Makari non deve diventare un bancomat – dice – da cui prelevare fino a svuotarlo”.
Una storia che ritorna: il petrolchimico sventato 55 anni fa
Il dibattito di oggi si intreccia inevitabilmente con la storia. Alla fine degli anni Sessanta, proprio qui, tra Makari e Custonaci, era previsto un grande polo petrolchimico. Una raffineria da milioni di tonnellate di greggio all’anno che avrebbe cancellato per sempre questo tratto di costa.
Fu una battaglia civile e politica durissima, guidata anche dall’allora assessore regionale Vincenzo Occhipinti, sostenuto da cittadini, intellettuali e amministratori locali. Una lotta rischiosa, in un’epoca segnata da forti interessi economici e criminali. Il 30 novembre 1970, con una legge regionale, Makari fu salvata: la prima grande vittoria ambientalista della Sicilia, dieci anni prima della storica marcia dello Zingaro che portò alla nascita della prima riserva naturale dell’Isola.
Oggi Makari è rimasta intatta, al punto da diventare set per cinema e televisione. Ma proprio questa bellezza torna a essere fragile. La sospensione regionale apre una nuova fase di confronto e approfondimento.
La domanda resta aperta: come si tutela davvero un luogo così?
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