L’auto elettrica tra ideologia e realtà: il difficile...
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Mentre, proprio in questi giorni, i cieli della provincia di Trapani scaricano gli acquazzoni invernali, i cittadini di Castelvetrano (e non solo) si ritrovano paradossalmente a fare i conti con una drastica riduzione dell’erogazione idrica: l’acqua arriverà un giorno sì e uno no, secondo un calendario pubblicato dal Sindaco Lentini. Un giorno toccherà alle zone del centro e l’altro a quelle della periferia.
L’erogazione ha una durata di circa un paio d’ore. Ma questa non è una novità, era così anche prima, solo che veniva garantita (quasi) ogni giorno. Cosa che, di per sé, poteva essere considerata già un’emergenza, se non fosse che la popolazione lo sa da decenni ed è ormai abituata.
Ecco perché la Sicilia vista dall’alto è punteggiata di blu e di grigio: sono i recipienti di plastica, senza i quali le case avrebbero i rubinetti a secco per 22 ore al giorno. Ecco allora che, da tempo immemore, la corsa è a chi ha il recipiente più grande o la cisterna più capiente. Oltre, naturalmente, al “motorino” più potente, in grado di tirare più acqua rispetto a quella del vicino.
Insomma, l’acqua non viene razionata: chi è più attrezzato ne prende di più. E gli appelli per evitare gli sprechi si scontrano anche con le diverse perdite dalla linea idrica, segnalate tra la città e le borgate, per le quali si interviene solo dopo diverse settimane. Ovvio che per alcuni, la raccomandazione a non sprecare l’acqua suoni come una presa in giro.
Non è la siccità, in questo caso, il principale colpevole, ma un sistema infrastrutturale fragile che collassa proprio sotto il peso delle intemperie.
La crisi attuale, che ha costretto il comune a questa turnazione forzata dipende da un insieme di inefficienze tecniche e di decisioni sovracomunali. Da un lato, la Cabina di Regia per l’Emergenza Idrica regionale ha disposto un’ulteriore riduzione del 30% della fornitura da parte di Siciliacque. Dall’altro, il maltempo ha causato l’improvviso fermo per guasto di due pozzi comunali fondamentali, Ingrasciotta e Agate in contrada Airone, sottraendo alla rete oltre 30 litri al secondo di acqua potabile.
A peggiorare il quadro si aggiunge la situazione della diga Trinità: per ragioni di sicurezza legate alla stabilità della struttura, una buona parte di acqua accumulata con le piogge viene scaricata a mare proprio quando servirebbe di più, trasformando la crisi in una beffa.
Però segnali di questo disastro erano noti da tempo. Già il 18 novembre scorso, Salvatore Quinci, presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, aveva lanciato un grido d’allarme definendo la situazione come “l’emergenza dell’emergenza” e parlando di un “pericoloso conto alla rovescia” per la provincia. Quattro giorni dopo, la Protezione Civile regionale aveva sollecitato ufficialmente i comuni ad attivare i Centri Operativi Comunali (C.O.C.) per gestire l’invio delle autobotti.
Ma è bene sottolineare come questa fase della crisi, come si diceva, non sia connessa alla mancanza di precipitazioni. Al contrario, le conseguenze più pesanti si stanno registrando proprio in concomitanza con le piogge invernali. Le “intemperie” sarebbero state la causa diretta del guasto ai pozzi comunali, colpendo un sistema di approvvigionamento talmente vulnerabile da non riuscire a sopravvivere nemmeno ai fenomeni meteorologici stagionali. Mentre le dighe faticano a recuperare portata nonostante il meteo, la gestione dell’acqua in provincia sembra essere, come dichiarato da Quinci, una “sfida già persa” senza un cambio radicale della catena di responsabilità.
Certo, ci sono zone della Sicilia dove l’acqua arriva ogni tre o quattro giorni (se non di più). In confronto, i cittadini di Castelvetrano e della provincia di Trapani possono dirsi fortunati.
Egidio Morici
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