L’auto elettrica tra ideologia e realtà: il difficile...
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Alla fine il passo indietro è arrivato. Dopo le polemiche e le prese di posizione politiche scatenate dagli articoli di Tp24, il Libero Consorzio Comunale di Trapani ha deciso di sottrarre dalla vendita il Podere Badia di Marsala e la Funtanazza di Alcamo, due dei beni più simbolici finiti nel Piano delle alienazioni 2026–2028.
La decisione è contenuta in una delibera che modifica parzialmente il Piano approvato lo scorso dicembre e che, nero su bianco, riconosce la natura strumentale e istituzionale dei due immobili.
Nel provvedimento si legge chiaramente che il “Fondo Favorita (Podere Badia)” e la “Funtanazza” risultano essere beni utilizzati, “in tutto o in parte, per fini istituzionali” e che, pertanto, non è intenzione dell’Amministrazione procedere alla loro vendita.
Una formula giuridica che, tradotta, significa una cosa sola: quei beni non dovevano stare in quell’elenco.
Per questo il Libero Consorzio ha disposto la rimozione formale dei due immobili dal Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni Immobiliari 2026–2028, approvando un nuovo elenco aggiornato.
La scelta arriva dopo giorni di forti polemiche. La vendita del Podere Badia, legato all’Istituto Agrario di Marsala, e della Funtanazza, nel territorio di Alcamo, aveva sollevato critiche trasversali: scuole, associazioni, cittadini e forze politiche avevano parlato apertamente di rischio di depauperamento del patrimonio pubblico.
Una pressione pubblica che, evidentemente, ha inciso.
Nel lungo e articolato atto amministrativo, il Libero Consorzio richiama la normativa nazionale sulle alienazioni, ma sottolinea un punto decisivo: solo i beni non strumentali alle funzioni istituzionali possono essere venduti.
Ed è proprio su questo aspetto che arriva il dietrofront: Podere Badia e Funtanazza vengono riconosciuti come beni strategici, incompatibili con una dismissione patrimoniale.
La delibera stabilisce inoltre che:
Con l’uscita di scena di Podere Badia e Funtanazza, il nuovo elenco delle alienazioni resta comunque molto corposo. Nel Piano aggiornato figurano 36 immobili, tra cui:
Il valore complessivo stimato delle alienazioni ammonta a oltre 12,7 milioni di euro, precisando – come fa lo stesso ente – che si tratta di valori indicativi e non vincolanti, destinati a essere ridefiniti da perizie tecniche.
La vicenda Podere Badia–Funtanazza lascia però una traccia politica chiara. Inserire beni identitari e funzionali in un piano di vendita non è un atto neutro. E quando accade, il territorio reagisce.
Questa volta la reazione ha prodotto un risultato concreto. Ma la domanda resta sul tavolo: come ci erano finiti, quei beni, in quell’elenco?
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