Il Libero Consorzio Comunale di Trapani acquista 16 sistemi di videosorveglianza mobile e propone una convenzione ai Comuni per contrastare l’abbandono dei rifiuti lungo le strade provinciali. L’obiettivo è superare le incertezze sulle competenze e attivare un controllo condiviso del territorio.
A darne notizia è il presidente Salvatore Quinci, che parla di “confronto e sinergia” tra enti locali per affrontare un fenomeno che in diverse zone della provincia è diventato emergenza.
Il Libero Consorzio, che per legge si occupa di sicurezza stradale e rimozione dei detriti, non ha competenze sulla gestione dei rifiuti urbani. Spetta infatti ai Comuni intervenire per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti abbandonati anche lungo le arterie provinciali che attraversano i rispettivi territori.
Da qui la necessità di un accordo operativo. «Più che comprensibile il rischio di ritrovarci in aree senza alcuna vigilanza per una sorta di conflitto di competenze che non esiste nella forma e nelle norme ma che si presenta nella sostanza, anche a causa di un’errata interpretazione del Codice della Strada», spiega Quinci.
Le 16 telecamere mobili saranno messe a disposizione delle amministrazioni che sottoscriveranno la convenzione. Saranno i Comuni a individuare le aree dove installare gli impianti lungo le strade provinciali e a fornire gli operatori della Polizia Locale, che verranno formati per l’utilizzo dei sistemi.
L’intesa prevede anche l’obbligo, a carico dei Comuni, di installare cartelli informativi che segnalino la presenza delle telecamere. «Non si tratta di una soluzione con intenti repressivi – precisa il presidente – pur non dimenticando che le norme si rispettano, ma di buona amministrazione».
Il monitoraggio dell’accordo sarà trimestrale, con una relazione predisposta dagli uffici comunali per verificare l’andamento delle attività e l’efficacia del sistema.
L’abbandono indiscriminato dei rifiuti lungo le provinciali, fenomeno diffuso da Trapani a Mazara, da Marsala all’entroterra belicino, produce effetti evidenti: danni ambientali, un pessimo biglietto da visita per il turismo e un indebolimento del senso di legalità.
«Bisogna cambiare ed in fretta», conclude Quinci, rilanciando la responsabilità condivisa tra istituzioni e cittadini per restituire decoro alle strade del territorio.