Mafia, il ritorno dei vecchi boss: chieste condanne e nuovi processi
Appena tornati in libertà, nonostante condanne pesanti e lunghi anni di carcere, avrebbero provato a rimettere in piedi le famiglie mafiose di Uditore e Passo di Rigano. Un ritorno alle “cose antiche”: niente traffico di droga, niente pizzo plateale, ma affari silenziosi, appalti e edilizia, evitando clamore e attenzioni.
È quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Palermo che ieri, mercoledì 7 gennaio, ha raggiunto una tappa importante. Il sostituto procuratore Giovanni Antoci ha chiesto al gup Giuseppa Zampino la condanna di sette imputati che hanno scelto il rito abbreviato, mentre altri quattordici sono stati rinviati a giudizio con il rito ordinario.
Le richieste di pena vanno dai 16 anni di carcere per Francesco Bonura ai 14 per Girolamo Buscemi, fino ai 12 anni e 8 mesi per Alessandro Costa e Giusto Catania. Pene più contenute sono state chieste per gli altri imputati, mentre tra coloro che affronteranno il processo ordinario figurano anche Agostino Sansone e altri esponenti storici dei due mandamenti.
L’indagine nasce dal blitz del 29 gennaio dello scorso anno, quando la Squadra mobile documentò incontri e riunioni finalizzate a riorganizzare le cosche. Dalle intercettazioni è emerso un clima di nostalgia per il passato e la consapevolezza di una mafia in difficoltà, segnata da pentiti e arresti. Ma, secondo l’accusa, nonostante il contesto cambiato, l’obiettivo restava sempre lo stesso: tornare a fare affari, nel modo più discreto possibile.
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