L’auto elettrica tra ideologia e realtà: il difficile...
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Non è stata una partita. Ma un'altra farsa. Trapani–Trento, ultima gara del girone di andata di Serie A, si è chiusa dopo appena quattro minuti e undici secondi, quando sul parquet del PalaShark è rimasto un solo giocatore granata. Sul tabellone c’era scritto 11-26, sugli spalti un silenzio irreale, interrotto solo dalla rabbia e dalle lacrime.
La Trapani Shark, società di proprietà di Valerio Antonini, si è presentata all’appuntamento con sette giocatori, di cui appena tre professionisti e quattro ragazzi del settore giovanile, alcuni all’esordio assoluto in Serie A. Tre diciottenni e un sedicenne mandati allo sbaraglio, con i nomi sulle maglie coperti dallo scotch: un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi parola il livello di improvvisazione e degrado raggiunto.
Dopo la palla a due, il copione è stato surreale. Trento segna, Trapani prova a resistere, poi nel giro di pochi istanti Sanogo e Pugliatti chiedono il cambio. Rossato non entra nemmeno, lamentando un malessere. Restano in campo solo i giovani, mentre dagli spalti parte la contestazione. I falli fanno il resto: prima uno, poi un altro, finché a 4’11” dall’inizio Giacalone resta da solo. Gli arbitri non possono fare altro che interrompere l’incontro.
Il pubblico, quello rimasto, si stringe attorno ai ragazzi. Applausi, abbracci, qualcuno piange. È l’unico momento umano di una serata che di sport non ha più nulla.
La cornice è quella di una crisi senza precedenti. Trapani è ha subito 10 punti di penalizzazione in classifica dopo quattro penalizzazioni diverse, l’ultima arrivata proprio nei giorni scorsi. Ha già rinunciato a una partita di campionato, perdendo a tavolino a Bologna e incassando una multa. Un’altra rinuncia significherebbe esclusione automatica dalla Serie A. In Champions League, pochi giorni fa, la squadra era riuscita a fare persino peggio: gara chiusa dopo meno di sette minuti, eliminazione immediata e figuraccia continentale.
Nel frattempo, la squadra si è svuotata. Se ne sono andati allenatore e giocatori chiave. I tesseramenti sono bloccati, le sostituzioni impossibili. Ogni partita giocata con una rosa incompleta costa 50 mila euro di multa per ogni giocatore mancante: contro Trento, il conto è salito a 250 mila euro.
La società di Antonini è passata dal sogno all’abisso nel giro di pochi mesi, tra irregolarità amministrative, scelte discutibili e una totale mancanza di visione. A pagare, ancora una volta, non è chi ha deciso, ma chi scende in campo senza colpe: giovani, tifosi, una città intera esposta al ridicolo.
Ormai non è più solo una crisi sportiva. È una questione di dignità. E la domanda non è più se Trapani potrà salvarsi sul parquet, ma quanto ancora il basket italiano tollererà questo scempio.
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