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11/01/2026 09:06:00

Baglio Basile e Delfino, festività amare per i lavoratori

Festività tutt’altro che serene per i dipendenti di Baglio Basile e del Delfino, le due storiche strutture alberghiere marsalesi un tempo riconducibili a Michele Angelo Licata e oggi gestite dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati.

 

I lavoratori sono rimasti senza occupazione e attendono il pagamento di tre mensilità arretrate, tredicesima compresa. Un’attesa che si trascina ormai da settimane, senza certezze sui tempi di rientro delle somme dovute.

 

L’affitto fallito e il passo indietro

 

Per capire come si sia arrivati a questo punto bisogna tornare indietro di circa un anno, quando, l’amministrazione giudiziaria decise di concedere in affitto le due strutture a un gruppo romano, Gnv, che ha operato attraverso la società Gdr srl, assumendo la gestione delle attività e del personale.

Una scelta che, però, non ha prodotto i risultati sperati. La gestione si è rivelata fragile dal punto di vista economico e organizzativo e il gruppo ha abbandonato anticipatamente, lasciando dietro di sé conti in sospeso e lavoratori senza stipendio.

 

Le azioni legali

 

I dipendenti si sono rivolti a un sindacato e all’avvocato trapanese Ivan Samannà, che ha avviato le azioni giudiziarie per il recupero delle somme dovute. Resta però l’incognita principale: quando i lavoratori potranno effettivamente incassare gli arretrati.

 

La speranza nella nuova stagione

 

Uno spiraglio arriva dalla prossima stagione turistica. E' infatti già stato concluso un nuovo contratto di affitto con un altro gruppo del settore turistico, CDS Hotels, attivo soprattutto nel Mezzogiorno.

La speranza è che il nuovo gestore riesca dove i precedenti hanno fallito, garantendo continuità aziendale, occupazione e regolarità nei pagamenti. Ma per i lavoratori, oggi, si tratta ancora di una prospettiva futura, non di una soluzione immediata.

 

Dall’impero alla confisca: il contesto

 

La vicenda di Baglio Basile e Delfino affonda le radici nella storia giudiziaria di Michele Licata, imprenditore noto come il “re degli alberghi” di Marsala. Nel 2015 la Guardia di Finanza sequestrò beni per circa 130 milioni di euro, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Marsala, per evasione fiscale, truffa allo Stato e malversazione.

La confisca è diventata definitiva nel 2023, dopo le condanne per evasione fiscale e autoriciclaggio, e l’intero patrimonio è passato all’Agenzia nazionale dei beni confiscati.

 

Le difficoltà del “dopo”

 

Il caso mette in luce una contraddizione ormai nota: trasformare in imprese pienamente legali realtà cresciute nell’illegalità è un’operazione complessa e rischiosa. Costi più alti, margini ridotti, gestione trasparente e vincoli amministrativi rendono difficile competere sul mercato turistico.

E intanto, come spesso accade, il prezzo più alto lo pagano i lavoratori, stretti tra fallimenti gestionali, passaggi di mano e promesse di rilancio che faticano a tradursi in stipendi e certezze.