Solo protesta o anche rivoluzione? In Iran cresce la contestazione, aumenta la repressione.
Dal 28 dicembre le manifestazioni hanno causato 480 morti, 2mila arresti e proteste in 270 località, per la reazione delle forze di sicurezza. Ovviamente, in queste circostanze i numeri sono suscettibili di variazione; è indubitabile però che non si era mai visto nulla d’analogo, nella Repubblica islamica presidenziale teocratica sciita, da tempo ed è evidente che gran parte della gente è stanca del regime di terrore instaurato dagli ayatollah nel 1979.
Le notizie arrivano, anche se frammentate, nonostante il blocco di internet e della telefonia imposto dalle autorità dopo che sono dilagate le proteste a causa del crollo della valuta nazionale, il rial. Quello che sta accadendo potrebbe essere la svolta per deporre il regime e generare una successione del capo supremo Ali Khamenei, che intanto ha messo in atto una repressione brutale.
La “primavera iraniana” possiede alcuni elementi che possono mutare il corso della storia. I raid di Stati Uniti e Israele dei mesi scorsi hanno mortificato l’orgoglio persiano ma anche quello azero; infatti è parere di molteplici analisti che il 90% del popolo iraniano, non sostenga più il governo. È stanco, auspica un’altra realtà fuori dall’oscurantismo.
Donald Trump: l’Iran guarda alla libertà. Stati Uniti pronti ad aiutare. Infatti funzionari della sua amministrazione hanno avuto discussioni preliminari su come portare a termine un attacco contro l’Iran, qualora fosse necessario per dare seguito alla volontà di Trump, compresi i siti che potrebbero essere colpiti. Lo riporta il Wall Street Journal. Un’opzione in discussione è un attacco aereo su larga scala contro diversi obiettivi militari iraniani, ha affermato uno dei funzionari. Un altro funzionario ha affermato che non c’è consenso su quale linea d’azione intraprendere e che nessun equipaggiamento o personale militare è stato spostato in preparazione di un attacco.
Diversamente dal Venezuela, l’aiuto avverrebbe senza nessun prelievo di ayatollah, ma agevolando i dimostranti e così facendo in modo che la protesta si trasformi in una rivoluzione che garantisca il popolo iraniano.
Vittorio Alfieri