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03/03/2026 11:29:00

L'attacco all'Iran e Trump che vuole il cambio di regime

Mentre al festival di Sanremo si spegneva l’eco delle note generate dalla serata dedicata alle cover, vinta da Ditonellapiaga e Tony Pitony con il brano “The Lady Is a Tramp” di Frank Sinatra, Israele e Stati Uniti bombardavano l’Iran in un’operazione militare denominata “Il ruggito del coniglio”. L’incursione è avvenuta dopo quella di giugno, nella quale furono colpiti i famigerati impianti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan, con la motivazione ufficiale di privare Teheran della possibilità di ottenere l’arma nucleare.

 

Nel frattempo, alla fine di dicembre, sono scese in piazza a Teheran decine di migliaia di persone che contestavano il regime; nel reprimerle sono decedute più di diecimila persone e Trump incitò i protestanti in questi termini: “Continuate, aiuto in arrivo”, era metà gennaio.

 

Il tycoon statunitense, deluso dai negoziati in corso a Ginevra nei giorni scorsi, ha deciso l’intervento. Per motivarlo in questa circostanza ha utilizzato finanche la storia a proprio uso e consumo, ricordando il sequestro dei dipendenti dell’ambasciata americana a Teheran nel 1979; nel 1983 l’attentato alla caserma dei marines a Beirut, in cui morirono 241 militari; nel 2000 la conoscenza dell’attentato alla USS Cole; e il sostegno ai terroristi appartenenti a Hamas, Hezbollah e Houthi. Aggiungendo: “Per queste ragioni, l’esercito degli Stati Uniti sta portando avanti un’operazione massiccia e continua per impedire a questa dittatura radicale e malvagia di minacciare l’America e i nostri interessi fondamentali per la sicurezza nazionale. Infine, al grande e orgoglioso popolo iraniano, dico stasera che l’ora della vostra libertà è vicina. Le bombe cadranno ovunque. Quando avremo finito, prendete il controllo del vostro governo. Sarà nelle vostre mani. Questa sarà probabilmente la vostra unica possibilità per generazioni. Per molti anni avete chiesto aiuto all’America, ma non l’avete mai ricevuto. Nessun presidente era disposto a fare ciò che sono disposto a fare io stasera. Ora avete un presidente che vi dà ciò che volete, quindi vediamo come reagirete. L’America vi sostiene con una forza schiacciante e devastante”.

 

Dimenticando che nel 1953 fu attuato un colpo di Stato, sostenuto dalla CIA e dal Regno Unito, che depose il primo ministro democraticamente eletto Mohammad Mossadeq, che aveva da poco nazionalizzato l’industria petrolifera, per riportare al potere lo scià Mohammad Reza Pahlavi, più accondiscendente con le due nazioni occidentali.

L’interesse di Trump è avere un cambio di regime con un governo “amico” nel Medio Oriente per esercitare una pressione maggiore su Russia e Cina, e la morte annunciata della Guida Suprema Alì Khamenei, del comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour e del ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh è prodromica al cambiamento.

Nella costruzione di questo solco Trump è stato chiaro: “Ai membri della Guardia Rivoluzionaria Islamica, alle Forze Armate e a tutta la polizia, dico stasera che dovete deporre le armi e godere della completa immunità, altrimenti andrete incontro a morte certa. Quindi, deponete le armi. Verrete trattati equamente, con immunità totale, oppure andrete incontro a morte certa”.

 

Rinnovamento che indubbiamente gioverà al martoriato popolo iraniano, a patto che sarà amico dell’Occidente ma padrone del proprio destino, per ricostruire un Paese che, in quanto a ricchezze naturali, con circa il 16-17% delle riserve mondiali provate di gas naturale è secondo solo alla Russia e, con circa l’11,8%-13,3% delle riserve mondiali accertate di petrolio, è terzo dopo Venezuela e Arabia Saudita. I presupposti esistono, ma gli Usa dovranno essere amici, non “locatori” del futuro Iran.

 

Vittorio Alfieri

 



L'Alfiere | 2026-03-08 00:00:00
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