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14/01/2026 06:00:00

Omicidio Liborio Como, dalla lite in un garage al processo: la ricostruzione completa

Un incontro casuale, una lite che degenera, una furia improvvisa. E poi la morte, arrivata in pochi minuti, in una strada qualunque del rione San Giuliano. A distanza di mesi, l’omicidio di Liborio Como, 52 anni, muratore ed ex pizzaiolo, incensurato, è approdato davanti al giudice dell’udienza preliminare.

La Procura di Trapani ha chiesto il rinvio a giudizio. L’imputato, Carmelo Alogna, 40 anni, pregiudicato ed ex convivente della nipote della vittima, è detenuto dal giorno successivo al delitto e ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato. La prima udienza si è svolta il 9 dicembre scorso, la prossima è fissata per febbraio, davanti al gup Massimo Corleo.

 

Il ritrovamento del corpo

 

È la sera di giovedì 16 gennaio 2025 quando il cadavere di Liborio Como viene rinvenuto nel popolare rione San Giuliano, tra via Ciullo D’Alcamo e via Urbino, nel territorio di Erice Casa Santa. Sul posto intervengono gli agenti della Squadra Mobile di Trapani e la Polizia Scientifica.

Il corpo presenta ferite al petto e alla testa, compatibili con l’uso di un’arma appuntita. In quella fase iniziale si parla di un’aggressione avvenuta poco prima, all’interno di un garage adibito a locale ricreativo, conosciuto nel quartiere come “A putia”.

 

L’incontro e la lite

 

Nel pomeriggio, Como si trova proprio all’interno di quel garage. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe intervenuto per difendere una parente, la nipote, in procinto di separarsi dall’ex convivente, Carmelo Alogna. Al centro del contrasto, le difficoltà abitative dell’uomo e la gestione di una casa popolare.

L’incontro tra i due è improvviso. Dalle parole si passa rapidamente alla lite. I testimoni raccontano di una colluttazione violenta, con Alogna apparso fuori controllo. Como non riesce a difendersi: viene colpito più volte con un’arma da punta e taglio, indicata inizialmente come uno stiletto, poi più genericamente come un’arma impropria, forse un cacciavite o un punteruolo.

 

I colpi mortali

 

I fendenti sono almeno quattro. Uno al torace è letale: la punta affilata raggiunge il cuore. Altri colpi raggiungono la testa. La morte sopraggiunge in pochi istanti, per dissanguamento.

Nonostante le ferite gravissime, Como riesce a uscire dal garage. Si siede prima su una sedia, poi si accascia sul marciapiede, davanti alla saracinesca del locale. A chi prova ad aiutarlo riesce solo a chiedere soccorso.

Quando arriva l’ambulanza del 118, i sanitari tentano la rianimazione, ma non possono fare altro che constatare il decesso. L’aggressore, intanto, si è già allontanato di corsa.

 

Le indagini e la svolta

 

Dopo una segnalazione giunta al 113, gli investigatori della Squadra Mobile avviano immediatamente gli accertamenti. Viene esclusa fin da subito la pista della criminalità organizzata o della delinquenza comune. Nonostante San Giuliano sia una delle zone più complesse dell’hinterland trapanese, il contesto del delitto appare chiaramente familiare.

A indicare il nome di Alogna è l’ex compagna, nipote della vittima, che arriva sul luogo del delitto mentre la Polizia è ancora impegnata nel sopralluogo e il medico legale esegue i primi accertamenti. In lacrime, accusa apertamente l’uomo: «È stato lui a ucciderlo».

 

Il fermo e la confessione

 

All’alba del giorno successivo, a meno di dodici ore dall’omicidio, Carmelo Alogna si presenta in Questura. In un primo momento dice di ricordare poco, perché ubriaco. Poi, incalzato dalle domande, confessa.

Racconta una giornata iniziata tra alcol e cocaina: «Cercavo Liborio. Gli ho chiesto quanto tempo ci volesse perché sua nipote lasciasse la casa. Poi non ricordo più nulla». Un “buco nero” che, secondo quanto riferito, si sarebbe chiarito solo la mattina dopo.

Su disposizione della Procura di Trapani scatta il fermo di indiziato di delitto. Come comunicò ufficialmente la Questura di Trapani, il Gip del Tribunale di Trapani convalida il fermo e dispone la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza.

 

Il Riesame e la caduta dell’aggravante

 

Il 30 gennaio, il Tribunale della libertà di Palermo, pur confermando la custodia cautelare in carcere, esclude l’aggravante dell’aver agito per futili motivi. Secondo i giudici, i contrasti legati alla casa popolare e al contesto familiare impediscono di definire le ragioni del gesto come “di completa irrisorietà”.

Una decisione decisiva: l’esclusione dell’aggravante apre all’imputato la possibilità di accedere al rito abbreviato, evitando il rischio dell’ergastolo e consentendo, in caso di condanna, lo sconto di pena previsto.

 

Una vittima senza ombre

 

Liborio Como viene ricordato da tutti come una persona mite, un grande lavoratore, senza precedenti penali. Sui social, nelle ore successive al delitto, si susseguono messaggi di cordoglio.

«La nostra Trapani perde un figlio speciale», scrive Giuseppe. «Era buono come il pane», ricorda Domenica. E Mirco: «Non meritavi tutto questo. Veglia sui tuoi cari, soprattutto su tua madre».

 

Ora la parola alla giustizia

 

Con l’udienza preliminare in corso e la richiesta di rito abbreviato, il procedimento entra ora nella sua fase decisiva. Resta un omicidio maturato in un contesto familiare logorato, alimentato da rancori, abuso di sostanze e una rabbia esplosa senza freni.

Una tragedia consumata in un pomeriggio qualunque, in una strada qualunque di San Giuliano, che ha spezzato una vita e lasciato una comunità a fare i conti con una ferita ancora aperta.