Il rebus della giunta regionale sarà il primo dossier ad approdare sul tavolo della prossima riunione di maggioranza. Poco prima di Capodanno il presidente della Regione, Renato Schifani, aveva chiarito che più che di un vero e proprio rimpasto si tratterà di “riempire” due caselle oggi gestite ad interim dallo stesso governatore, quelle che in precedenza facevano capo alla Democrazia Cristiana: Famiglia ed Enti Locali. Una scelta che punta a limitare gli scossoni politici, mantenendo l’impianto dell’esecutivo, ma che inevitabilmente riapre equilibri e ambizioni all’interno della coalizione. L’obiettivo dichiarato di Schifani è intervenire in modo chirurgico, evitando un rimescolamento generalizzato che potrebbe indebolire l’azione di governo in una fase delicata, segnata da emergenze amministrative e da una crescente tensione politica in vista delle prossime scadenze elettorali.
Le ipotesi
Sul tavolo ci sono diverse ipotesi. Luca Sbardella, commissario regionale di Fratelli d’Italia, non ha imposto nomi né avanzato rivendicazioni ufficiali su specifici assessorati. Ha però manifestato la disponibilità del partito a entrare nel gioco di un eventuale riequilibrio delle deleghe, arrivando persino ad assumere la Sanità, settore strategico e politicamente sensibile.
Da sciogliere resta anche il nodo legato a Elvira Amata, attuale assessore al Turismo, che potrebbe essere rinviata a giudizio per corruzione: l’udienza di ieri è slittata al 2 marzo. In questo scenario, la linea dettata dai vertici meloniani a Roma appare già definita: dimissioni automatiche per chi viene rinviato a giudizio. Amata, in quel caso, resterebbe deputata regionale ma dovrebbe lasciare l’incarico assessoriale. Stesso destino potrebbe toccare a Gaetano Galvagno qualora dovesse arrivare un rinvio a giudizio: per lui significherebbe l’addio alla presidenza dell’Assemblea regionale siciliana.
Una linea di rigore che rischia di incidere in maniera significativa sugli equilibri dell’intera maggioranza e di aprire nuovi spazi di manovra per gli alleati.
Quel che resta della DC
Nel frattempo la Democrazia Cristiana, che attraversa uno dei momenti più difficili della sua recente storia politica, tenta di rientrare in gioco rivendicando un ruolo in giunta. Il partito cerca di recuperare centralità dopo l’uscita dall’esecutivo e guarda a un possibile ritorno con un proprio rappresentante. Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza c’è quello di Laura Abbadessa, attuale presidente regionale della DC: avvocata, profilo tecnico-politico solido, considerata una figura capace e determinata, che potrebbe rappresentare una soluzione di equilibrio sia per il partito sia per il presidente della Regione. Ma la DC rischia presto di scomparire, con molti esponenti pronti a confluire in altri partiti.
Continuità amministrativa e nodi interni a Forza Italia
Schifani ha ribadito più volte che le caselle destinate a cambiare non saranno più di tre e che ogni sostituzione dovrà rispettare il principio della continuità amministrativa. In quest’ottica, Daniela Faraoni alla Sanità e Alessandro Dagnino all’Economia sono due figure che il governatore non vorrebbe mettere in discussione. Tuttavia, soprattutto la posizione della Faraoni è fortemente osteggiata da gran parte dei partiti della maggioranza, in particolare da Forza Italia.
Gli azzurri chiedono maggiore spazio nell’esecutivo anche in funzione delle elezioni regionali del 2027 e della necessità di rafforzare il proprio peso politico sul territorio. In questo quadro si inserisce il dialogo avviato dal presidente Schifani con l’eurodeputato Marco Falcone. Tra i nomi che potrebbero trovare spazio in giunta c’è quello di Giovanni La Via, già parlamentare europeo, ipotesi che contribuirebbe a riequilibrare gli assetti interni di Forza Italia in vista del congresso regionale per il rinnovo del vertice, attualmente guidato dal commissario Marcello Caruso.
Tempi e prospettive
Le operazioni di assestamento della giunta non dovrebbero vedere la luce prima della fine di gennaio. Schifani continua a lavorare sotto traccia, consapevole che ogni mossa avrà ripercussioni non solo sull’equilibrio dell’esecutivo, ma anche sui rapporti di forza all’interno della maggioranza. Un rebus politico che si intreccia con le dinamiche nazionali e con le ambizioni locali, destinato a tenere banco ancora per settimane.