Antonio Gramsci: «Il vecchio mondo sta morendo, quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri». L’idea è tratta dai Quaderni dal carcere del fondatore del Partito Comunista Italiano e delinea il caos dell’interregno: la fase di transizione tra un ordine sociale che crolla e un altro che fatica ad affermarsi. È un periodo di crisi profonda, nel quale emergono forze oscure e totalitarie, come i fascismi del suo tempo. Un concetto essenziale per indagare i momenti di instabilità politica e di passaggio storico.
All’inizio di quest’anno, l’idea è applicabile alle due crisi internazionali — perifrasi — che lo hanno richiamato alla memoria: il Venezuela e l’Iran.
A Caracas, il presidente Trump, in barba al diritto internazionale, ha fatto prelevare il dittatore Nicolás Maduro, al potere dal 2013, per processarlo per i reati di associazione a delinquere finalizzata al narcoterrorismo, associazione a delinquere per l’importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi e associazione a delinquere per il loro traffico. Nel frattempo, ad interim, alla guida della nazione si è insediata Delcy Eloína Rodríguez Gómez, già vice del tiranno, in attesa di una persona eletta democraticamente. Il contrasto è palese: la creatura orribile è forse ancora in casa.
A Teheran, dal 28 dicembre, è in atto una protesta contro il regime degli ayatollah, con l’imprimatur delle donne, repressa violentemente dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, causando migliaia di morti. Gli autocrati islamici hanno preso il potere nel 1979, destituendo lo Scià Mohammad Reza Pahlavi, che a sua volta era stato reinsediato nel 1953 con un colpo di Stato orchestrato da Regno Unito e Stati Uniti, governando poi con una dittatura de facto fino al 1979.
In attesa di un aiuto esterno da parte dell’Occidente che deponga la guida suprema Ali Khamenei, si è proposto per la transizione Reza Ciro Pahlavi, principe ereditario e pretendente al trono, figlio maggiore dell’ultimo Scià, colui che soffocò il primo vagito di democrazia guidato da Mohammad Mossadeq.
Trump sostiene i manifestanti, promettendo un soccorso imminente e aggiungendo: «L’obiettivo finale è vincere, mi piace vincere». Ha inoltre dato la disponibilità a incontrare Reza Ciro Pahlavi, nato nel 1960 e in esilio dal 1977, lontano da una società iraniana composta da diversi gruppi etnici: i persiani, maggioritari, e poi minoranze significative come azeri, curdi, luri e beluci.
Nella circostanza narrata, il rischio che «il vecchio mondo stia morendo e quello nuovo tardi a comparire», generando mostri nel chiaroscuro della transizione, è più che mai alle porte.
Vittorio Alfieri