Gibellina apre l’anno da Capitale dell’arte contemporanea. Memoria, retorica e poca gente
Il 15 gennaio non è una data qualsiasi per Gibellina. È una ferita aperta nella memoria collettiva della Valle del Belìce. Il 15 gennaio del 1968 il terremoto distrusse paesi, vite, comunità. Cinquantotto anni dopo, nella stessa giornata, Gibellina ha inaugurato ufficialmente il suo anno da Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026. Una scelta tutt’altro che casuale, carica di simboli, memoria e responsabilità.
L’inaugurazione: dentro pieno, fuori quasi vuoto
La cerimonia inaugurale si è svolta nella Sala Agorà, alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, di rappresentanti del governo regionale e di numerose autorità. Dentro, molti interventi istituzionali, molti discorsi, molta retorica. Fuori, però, davanti al maxi schermo allestito in piazza, pochissima gente. Quando ha parlato il Ministro, in piazza, non c'era praticamente nessuno. Un’immagine che pesa e che racconta una distanza ancora da colmare tra istituzioni e comunità.
Eppure il progetto parte con ambizioni molto alte. Portami il futuro è il titolo scelto per il programma annuale che attraverserà tutto il 2026, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e sostenuto da Regione Siciliana, Comune di Gibellina, Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” e Fondazione Orestiadi. La direzione artistica è affidata ad Andrea Cusumano, affiancato da un ampio comitato curatoriale e scientifico che include, tra gli altri, Achille Bonito Oliva.
Arte, memoria e politica pubblica
La coincidenza con l’anniversario del sisma non è solo simbolica. È una dichiarazione politica. Gibellina è stata rifondata affidando agli artisti un ruolo centrale nel processo civico, trasformando la ricostruzione in un laboratorio culturale unico in Italia.
«Oggi è un giorno di festa, celebriamo Gibellina e riconosciamo la grandezza storica e culturale di una terra difficile che ha vissuto la sofferenza, ma che l’ha saputa vincere», ha detto il ministro Alessandro Giuli. «Gibellina con questo progetto si conferma quello che già era: un punto di riferimento per le nuove generazioni e per la creatività».
Ma è il sindaco Salvatore Sutera a mettere l’accento sul nodo centrale: il “dopo”. «Portami il futuro non è soltanto un’iniziativa culturale, ma una vera e propria politica pubblica», ha spiegato. «Non possiamo permetterci che i riflettori si spengano il 31 dicembre. L’impegno deve essere strutturato, corale, capace di lasciare un’eredità concreta». Sutera ha lanciato anche un invito esplicito: costruire una DMO della Valle del Belìce, per rendere il territorio una destinazione organizzata e riconoscibile, fondata su cultura, cooperazione istituzionale e sviluppo.
Il progetto culturale e la visione
Secondo il direttore artistico Andrea Cusumano, Gibellina non deve essere un semplice contenitore di eventi. «Pensare Portami il futuro ha significato interrogarsi su come Gibellina potesse tornare a essere uno stimolo per il Paese», ha spiegato. «L’arte contemporanea qui non è un gesto estetico, ma una pratica di responsabilità, presenza e relazione con la comunità». Il Mediterraneo, in questo percorso, diventa orizzonte politico e culturale: spazio di scambio, conflitto e convivenza.
Un’impostazione che trova il sostegno della Regione. L’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha parlato di «un unicum nel panorama culturale nazionale e internazionale», ricordando che il governo Schifani ha investito 3 milioni di euro nel progetto. «Si apre una stagione nuova e decisiva, di grande valore culturale ma anche di sviluppo concreto per il territorio», ha detto.
Programma ricco, aspettative altissime
Il calendario del 2026 prevede mostre, residenze d’artista, pratiche performative, progetti educativi e momenti di studio. Dalle esposizioni inaugurali – con opere di MASBEDO, Adrian Paci, Carla Accardi, Letizia Battaglia – fino agli eventi musicali, come il concerto di Max Gazzè in piazza il 16 gennaio. Una proposta ampia, diffusa, ambiziosa.
Ma proprio per questo il rischio è evidente. Dopo l’esperienza di Agrigento Capitale italiana della Cultura, segnata da ritardi e polemiche, la diffidenza resta. Gibellina non può permettersi di essere solo una vetrina istituzionale o una celebrazione autoreferenziale.
La vera sfida
La speranza – e la responsabilità – è che questo non sia un altro anno di annunci e retorica. Che l’arte contemporanea diventi davvero lavoro, servizi, infrastrutture, opportunità. Lo si deve alle vittime del terremoto del 1968, alle famiglie che hanno resistito, a chi ha scelto di restare nel Belìce.
Ieri si è aperto un anno dal peso simbolico enorme. Ora viene la parte più difficile: trasformare le parole in fatti, e fare in modo che Gibellina Capitale dell’arte contemporanea non sia solo un titolo, ma un punto di svolta reale per tutto il territorio.
Liuzza sarà al SIGEP WORLD 2026, la più importante fiera internazionale dedicata alle eccellenze del Foodservice, in programma dal 16 al 20 gennaio alla Fiera di Rimini. Un appuntamento centrale per l’azienda...
Il 15 gennaio non è una data qualsiasi per Gibellina. È una ferita aperta nella memoria collettiva della Valle del Belìce. Il 15 gennaio del 1968 il terremoto distrusse paesi, vite, comunità. Cinquantotto anni dopo, nella...
Si è chiusa con un bilancio ampiamente positivo la terza edizione di Identità Perdute, la rassegna letteraria promossa dalla Fondazione Nova Civitas ETS, che tra ottobre e dicembre ha animato il dibattito culturale...
Alcamo chiude la fase artistica del progetto Urban Sunrise con due giornate dedicate all’arte pubblica e alla partecipazione della comunità.Sabato 17 e domenica 18 gennaio, nel quartiere Maria Ausiliatrice, sono in programma incontri e...
Negli ultimi anni, l’auto elettrica è diventata il simbolo di una nuova era. Per molti, rappresenta la chiave della transizione ecologica, l’alternativa “pulita” che salverà il pianeta e...