Un milione di euro destinato a Comuni che, di fatto, non esistono. È quanto emerge dall’ultima legge di bilancio approvata dall’Assemblea regionale siciliana, dove è stato inserito un emendamento che prevede fondi per enti dotati di presunti “ambiti di coordinamento territoriale intersettoriale”, una definizione priva di qualsiasi riferimento normativo o amministrativo reale.
La norma, contenuta all’articolo 56, comma 8 della legge e pubblicata in Gazzetta ufficiale, è stata presentata dal deputato regionale Ismaele La Vardera (Controcorrente) come una vera e propria provocazione politica. L’obiettivo dichiarato era dimostrare come, all’Ars, anche disposizioni prive di senso possano superare l’intero iter legislativo senza controlli sostanziali.
E così è stato: l’emendamento ha ottenuto il via libera in commissione, il parere dell’assessorato competente e infine l’approvazione dell’Aula. Un passaggio che, secondo La Vardera, conferma un sistema “malato”, in cui le leggi vengono votate più per equilibri politici che per il loro contenuto reale.
A rendere la vicenda ancora più paradossale è il fatto che l’assessorato coinvolto sia quello alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica, delega attualmente detenuta dal presidente della Regione Renato Schifani. Un dettaglio che accende ulteriormente il dibattito sulla qualità del lavoro legislativo e sui controlli interni all’amministrazione regionale.
Il caso, emerso anche grazie a un servizio televisivo di approfondimento, ha già suscitato polemiche e imbarazzo, ponendo interrogativi seri sulla gestione delle risorse pubbliche e sulla necessità di riformare le procedure di approvazione delle leggi in Sicilia.
“Sta girando un video in cui si parla di un emendamento che, su proposta del collega La Vardera, è stato approvato nella scorsa finanziaria a seguito di un suo accordo con il presidente dell'Ars Galvagno e con il governo Schifani. Lo stesso La Vardera, che lo ha proposto, rivela oggi che l'emendamento è privo di significato e che il suo era un modo per testimoniare le storture dell'Ars. Queste storture nascono da un metodo errato che, quando applicato per accontentare qualche deputato e convincerlo a votare la manovra, porta la maggioranza ad approvare articoli che possono anche creare danni, storture o favoritismi, e persino norme fake come quella in questione. Il comma incriminato era infatti inserito nel 'minimaxi' che è stato portato in nottata a fine aula, contro il quale abbiamo fatto il diavolo a quattro, abbandonando anche l'aula, e chiedendo la votazione per parti separate con voto segreto e palese. Per questa norma e per tutte le altre inserite all'ultimo minuto ci siamo opposti e abbiamo chiesto il voto palese perché rimanesse traccia della votazione. Gli atti parlamentari e la registrazione d'aula testimoniano che il MoVimento 5 Stelle, avendo compreso quel che stava accadendo, ha votato contro”.
«L’emendamento non è stato votato autonomamente, ma inserito in un articolo complesso di matrice parlamentare, composto da numerosi commi e rubricato "contributi agli enti locali" sul quale il governo, rappresentato in aula da me, non ha espresso alcun parere». Lo afferma l’assessore regionale all’Economia Alessandro Dagnino, in merito alle notizie di stampa pubblicate in data odierna, relative all’approvazione dell’emendamento n. 11.148, definito dal deputato Ismaele La Vardera "supercazzola". L'assessore Dagnino ritiene necessario smentire con fermezza le dichiarazioni rese dal parlamentare, «in quanto del tutto prive di fondamento e gravemente lesive della mia reputazione istituzionale e professionale».
«È categoricamente falso - aggiunge l'assessore - che l'onorevole La Vardera mi abbia sottoposto l’emendamento "due giorni prima" della seduta, ma ciò è avvenuto solo nella notte del 20 dicembre 2025, durante la fase finale dell’approvazione del ddl di Stabilità regionale 2026-2028, senza alcun margine utile per una disamina approfondita oltre al controllo formale immediato».
D’altra parte, va specificato che l’emendamento, pur essendo inserito nel fascicolo d’aula, rientrava in un insieme di oltre 5.000 emendamenti e non era stato oggetto di particolare attenzione, «anche alla luce delle ridotte probabilità politiche di approvazione e della limitata rilevanza», precisa Dagnino.
«Non è accettabile – conclude l'assessore - la tesi secondo la quale l’iniziativa di La Vardera dimostrerebbe che nel Parlamento regionale "possa passare di tutto", purché frutto di accordi politici o che vi sia superficialità nell’attività legislativa. L’unico fatto provato da La Vardera è invece lo stile del tutto irrispettoso delle istituzioni con il quale questi si è approcciato all’alta funzione democratica per la quale è stato eletto. Grazie al serio lavoro del Parlamento e del governo regionale la legge approvata contiene importanti misure per oltre 1,5 miliardi di euro e il successo dell’orditura del deputato di Controcorrente, per un valore pari allo 0,0006% del totale, dimostra soltanto la sua capacità ingannatoria grazie alla quale ha indotto il Parlamento a distogliere la somma di un milione di euro da altri più nobili fini».