Presunzione di innocenza in Sicilia, Tajani e il diritto che non vale sempre...
«Non c’è una questione morale in Sicilia. Se ci sono delle persone indagate che poi verranno condannate perché hanno commesso cose in contrasto con la legge, ne subiranno le conseguenze. Per me, comunque, in democrazia vale sempre la presunzione di innocenza», disse colui che pensa che «il diritto internazionale vale fino a un certo punto», ossia il vicepresidente del Consiglio dei ministri italiano, ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e, non ultimo, segretario di Forza Italia, Antonio Tajani.
Questa perla sul diritto internazionale ci è stata donata in relazione all’abbordaggio della nave umanitaria della Flotilla in acque internazionali, eseguito dal governo israeliano. Ovviamente elargita alla trasmissione filogovernativa Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa.
Ma la Flotilla era capeggiata dalla zecca comunista Greta Thunberg: a loro non si applica la legge. Del resto Donald Trump, alla domanda se i suoi poteri abbiano un limite, ha risposto: «Sì, c’è una cosa. La mia morale personale. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi», aggiungendo: «Non ho bisogno del diritto internazionale. Non cerco di fare del male alle persone».
Eppure l’ICE (United States Immigration and Customs Enforcement), agenzia federale statunitense che controlla gli immigrati irregolari, ha ucciso un’attivista che si è sottratta a un accertamento. La sua portavoce, Karoline Leavitt, ha riferito che gli agenti hanno agito correttamente; inoltre: «Renee Good — la vittima — è stata uccisa in modo così sfortunato e tragico». Effettivamente, dalle immagini sembra un’esecuzione.
Tornando in Trinacria, Tajani è stato sollecitato sulla richiesta della Procura di Caltanissetta di arresti domiciliari per corruzione nei confronti del deputato dell’Ars di Forza Italia Michele Mancuso e dello stratega della politica nissena Lorenzo Tricoli, già segretario provinciale dell’Udeur, sindaco di Sommatino e consigliere comunale di Caltanissetta. Il tutto in relazione a un finanziamento di 98 mila euro per un concerto che si sarebbe dovuto tenere nel 2024 nel capoluogo nisseno, ma per il quale sarebbero stati spesi solo 20 mila euro.
Quindi la legge, per la classe politica, va rispettata fino al terzo grado di giudizio, perché in «democrazia vale sempre la presunzione di innocenza»; diversamente nelle acque internazionali, dove vige la legge del più forte. Si può solo aggiungere: bizzarro — perifrasi — concetto di democrazia. E non lo sostiene il segretario del partito degli scappati di casa, bensì il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale italiano.
La domanda è retorica: perché ha difficoltà a comprendere il sostantivo «diritto» e l’aggettivo «internazionale», che è anche citato nella qualifica che ricopre?
Vittorio Alfieri
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