L’8 marzo, oggi è la Giornata internazionale della donna, una ricorrenza celebrata ogni anno per ricordare il peso della lotta per i diritti delle donne, in particolare per la loro emancipazione. È un’occasione per ripercorrere le conquiste sociali, economiche e politiche ottenute nel tempo e per riportare l’attenzione su questioni ancora aperte, come l’uguaglianza di genere, i diritti riproduttivi che contemplano l’aborto e la libertà sessuale, le discriminazioni e le violenze contro le donne.
Sull’istituzione della data, l’evento che la stabilì – dopo che negli Stati Uniti e in vari Paesi europei la giornata delle donne si era svolta in giorni diversi per alcuni anni – fu la manifestazione delle donne a San Pietroburgo, l’8 marzo 1917, quando scesero in piazza per chiedere la fine della guerra.
In seguito, durante la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste, che si tenne a Mosca nel 1921, fu stabilito che l’8 marzo fosse la Giornata Internazionale dell’Operaia, trasformata poi, in modo più generale, nella Giornata Internazionale della Donna.
Una piccola curiosità: in Italia la prima giornata dedicata alla donna si svolse nel 1922, il 12 marzo.
Ebbene, dopo più di un secolo, è avvenuto l’omicidio di Giulia Cecchettin, nella città metropolitana di Venezia, studentessa di 22 anni uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta, che ha generato manifestazioni pubbliche e stimolato un vasto dibattito sul tema del femminicidio, in relazione alla subcultura del patriarcato e alla divisione italica tra guelfi e ghibellini.
Nel 2025 sono state 97 le donne assassinate, 118 nel 2024, 120 nel 2023. In quell’anno anche Marsala ha visto l’assassinio di Marisa Leo. Il reato si consuma per la maggior parte in ambito domestico o relazionale.
In Sicilia, solo qualche giorno fa è stata approvata la legge che ha stabilito la parità di genere pari al 40% nelle giunte comunali, per adeguarsi alla normativa nazionale.
L’8 marzo la provincia di Trapani deve ricordare Franca Viola di Alcamo, la prima in Italia ad aver rifiutato nel 1965 il matrimonio riparatore dopo essere stata violentata.
La norma invocata a propria difesa dall’aggressore, l’articolo 544 del codice penale, sarà abrogata nel 1981, a sedici anni di distanza dal rapimento di Viola, e solamente nel 1996 lo stupro, da reato “contro la morale”, sarà riconosciuto in Italia come un reato “contro la persona”.
Tre decenni per stabilire la libertà delle donne, invocata da Franca Viola con il seguente pathos: “Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”.
Vittorio Alfieri