«Qui finisce l’avventura del signor Bonaventura».
La celebre chiusura delle storie a fumetti create da Sergio Tofano, in arte Sto, segnava la fine di una sequenza di disavventure e l’arrivo, finalmente, della fortuna. Un modo di dire che per decenni ha indicato il superamento di un periodo difficile. Ma se c’è un caso in cui questa formula non trova alcun riscontro positivo, è l’avventura di Valerio Antonini a Trapani.
L’era cestistica del patron romano si chiude ufficialmente il 12 gennaio 2026. Una data che resterà nella storia sportiva della città non come epilogo glorioso, ma come una delle pagine più amare mai scritte dal basket trapanese.
Le motivazioni sono ormai note: gravi violazioni amministrative, mancati pagamenti di imposte e contributi previdenziali relativi al bimestre gennaio–febbraio 2025, una gestione finanziaria che ha condotto la società a una fine ingloriosa. Non esistono precedenti analoghi nella lunga e gloriosa storia del sodalizio granata.
La situazione precipita definitivamente quando la società comunica l’intenzione di non presentarsi alla partita contro la Virtus Bologna, di fatto disertata. A quel punto il baratro diventa irreversibile. Dopo l’ennesima penalizzazione di tre punti alla squadra e due anni di inibizione al presidente, la Trapani Shark dirama un comunicato durissimo, parlando apertamente di «accanimento sproporzionato e ingiustificato».
Nel frattempo si innesca una fuga senza precedenti. Il meccanismo del buyout — che consente ai giocatori di liberarsi rinunciando a parte dello stipendio — diventa da eccezione a regola sistematica. Un esodo sportivo che porta al quasi totale azzeramento del roster. Oggi, esclusi Notae, seriamente infortunato, e Pugliatti, rimasto senza mercato, la squadra è di fatto svuotata.
La città intera ha ancora negli occhi lo spettacolo indecoroso mandato in mondovisione: ragazzi mandati allo sbaraglio con l’unico obiettivo di far terminare in fretta partite surreali, evitando ulteriori sanzioni economiche che, vista la radiazione, difficilmente saranno mai pagate. Scene replicate anche nella gara con Trento, con il coach avversario costretto ad abbracciare e consolare giovani sacrificati sull’altare di un progetto ormai imploso.
Nel frattempo, la società tenta di fare cassa svincolando un roster che — penalizzazioni a parte — era in testa alla classifica dopo 11 giornate, con un record di dieci vittorie e una sola sconfitta. Un paradosso sportivo che rende il fallimento ancora più clamoroso.
Tra i tanti commenti di condanna alla governance, spiccano le parole di Jasmin Repesa, autentico artefice del “miracolo Trapani” dal punto di vista tecnico. Senza infierire, il coach croato si limita a una frase che pesa come un macigno: «Non poteva finire diversamente». E aggiunge, con amarezza, che la tifoseria non meritava un simile trattamento. Per lui, la palla ora «passerà agli avvocati e agli organi di giustizia», ma invita il popolo granata a considerare questa esclusione come un time out, non come un game over.
Per Antonini, però, la strada appare segnata. Dopo aver perso il braccio di ferro con le federazioni sportive — FIP e LBA — e dopo penalizzazioni, multe e infine la radiazione, il presidente incassa anche una squalifica di quattro anni, un’eternità nello sport professionistico.
A muovere i primi passi è anche la Procura della Repubblica di Trapani, che ha notificato ad Antonini un decreto di citazione a giudizio per il 14 maggio, per rispondere dell’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa. Anche su questo fronte si annuncia una battaglia senza esclusione di colpi.
Oggi l’immagine che resta è quella di un patron con il rastrello in mano, come un croupier che raccoglie le poche fiche rimaste sul tavolo verde dopo aver bruciato tutto. Dopo il basket, tocca ora a un calcio già pesantemente penalizzato, con giocatori pronti a fuggire. La strategia è ormai chiara. E l’epilogo, con ogni probabilità, sarà lo stesso.
Game over.
Sorcio Verde