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21/01/2026 07:31:00

Tentato omicidio a Strasatti, parla la polizia scientifica

 Un ispettore della polizia scientifica di Palermo (l’ispettore Costantino) è stato ascoltato dal Tribunale di Marsala nel processo che vede il 27enne tunisino Mohamed Alì Khalifa accusato del tentato omicidio del 53enne Mounir Mhadhbi, residente in contrada Scacciaiazzo, che il 20 luglio 2024, a Strasatti, fu colpito al capo con una pesante arma bianca (un’accetta o una mannaia). 

 

Una profonda ferita alla testa che ne mise a rischio la vita e che al Pronto soccorso fu chiusa con numerosi punti di sutura. Per questa vicenda Mohamed Khalifa è in carcere da un anno e mezzo. Ma per la difesa (avvocato Vito Daniele Cimiotta) sarebbe solo una vittima della violenta lite in cui venne gravemente ferito Mhadhbi. 

 

Nel corso dell’udienza in cui è stato ascoltato il poliziotto della scientifica è emerso che le tracce di sangue repertate dopo i fatti sono, infatti, dell’imputato, mentre sul luogo della rissa non ne sono state trovate di quello del 53enne, che sarebbe stato colpito alla tesa da qualcuno che gli stava alle spalle mentre, si ipotizza, si stava frapponendo tra due litiganti. Ma come mai non sono state trovate tracce del suo sangue? L’ispettore Costantino ha spiegato: “Cadendo in posizione prona, faccia a terra, occorre un po' di tempo prima che il sangue che fuoriesce dalla parte anteriore del capo attraversi i capelli e poi la cute della faccia. Nel frattempo, qualcuno avrebbe potuto prenderlo e spostarlo in un altro luogo”. Insomma, avrebbero potuto prenderlo immediatamente per portarlo al Pronto soccorso. Naturalmente, ha spiegato il poliziotto, questa è un’ipotesi. Costantino era stato incaricato dalla Procura di analizzare, attraverso varie moderne tecniche, la scena del crimine sulla base dei rilievi effettuati dai suoi colleghi. L’indagine della polizia è stata coordinata dal pm Giuseppe Lisella, che sostiene l’accusa nel processo. Mounir Mhadhbi si è costituito parte civile. Ad assisterlo è l’avvocato Francesco La Vela. “Il mio assistito – spiega l’avvocato Cimiotta – si è sempre detto estraneo ai fatti e ha accusato la persona offesa. La situazione si è ribaltata, nel senso che il sangue, tracce molto copiose, è suo. Come ha sempre sostenuto. Ha subito un fendente all’arteria femorale, ma si trova in carcere da un anno e mezzo. E qui, per tre mesi, è stato con le stampelle”. Indagato per il ferimento Mohamed Alì Khalifa è un altro tunisino, ma probabilmente per mancanza di prove sufficienti la Procura ne ha chiesto l’archiviazione. “Non sono stato io a colpire in testa il mio connazionale – si era difeso l’imputato davanti al giudice delle udienze preliminari Sara Quittino - Io anzi sono stato ferito ad una gamba e mi sono risvegliato in ospedale. C’erano sette o otto persone che stavano litigando tra di loro. Magari sarà stato qualcuno di loro”.