Il falsario di Stato, la storia dell’uomo che ha scritto i depistaggi della Repubblica
C’è un filo oscuro che attraversa alcuni dei momenti più inquietanti della storia italiana: stragi, trame, depistaggi, zone grigie in cui criminalità, politica e apparati dello Stato si sfiorano senza mai davvero separarsi. Quel filo ha un nome e un volto: Antonio Chichiarelli, detto Tony. Ed è al centro del libro Il falsario di Stato, firmato da Nicola Biondo e Massimo Veneziani, in uscita il 13 gennaio 2026 per Feltrinelli
Non è un romanzo, anche se si legge come tale. È un’inchiesta che affonda negli anni Settanta e Ottanta, quelli del piombo e delle trame, per raccontare la parabola criminale di un personaggio unico: falsario geniale, illusionista della carta e dell’inchiostro, uomo di confine capace di muoversi con disinvoltura tra estrema sinistra ed estrema destra, tra malavita comune e ambienti dei servizi segreti.
Tony Chichiarelli, il professionista del falso
Arrivato a Roma dall’Abruzzo nel 1970, Chichiarelli coltiva un’ambizione smisurata e un talento fuori dal comune: falsifica quadri, documenti, comunicati, costruendo menzogne così perfette da sembrare vere. In carcere incrocia Danilo Abbruciati e l’universo della Banda della Magliana, di cui diventa una pedina decisiva. È lui a firmare uno dei falsi più celebri della storia repubblicana: il comunicato numero 7 delle Brigate Rosse durante il sequestro Moro, quello che annuncia l’uccisione dello statista e indica il lago della Duchessa come luogo del cadavere. Un depistaggio clamoroso, destinato a entrare nella storia.
Chichiarelli è anche protagonista della cosiddetta “rapina del secolo”, l’assalto alla Brink’s Securmark di Roma che frutta un bottino da trentacinque miliardi di lire. Sempre al centro, sempre in mezzo, sempre protetto e al tempo stesso sacrificabile.
Un tassello mancante dell’epica nera italiana
Biondo e Veneziani lavorano sulle fonti con rigore giornalistico, ma scelgono una scrittura che ha il ritmo e la tensione del noir. Il risultato è un libro che non si limita a raccontare una biografia criminale, ma prova a spiegare un metodo: il falso come strumento politico, il depistaggio come tecnica di governo delle crisi, l’ambiguità come regola.
La morte violenta di Chichiarelli, crivellato di colpi nel 1984, chiude la sua corsa ma non cancella le tracce lasciate. Al contrario, come scrivono gli autori, Tony ha suonato “nell’orchestra maligna dei grandi misteri”, lasciando spartiti che sono ancora oggi detonatori.
Un libro che parla anche al presente
Il falsario di Stato non è soltanto un viaggio nel passato. È una riflessione sul rapporto tra verità e potere, su quanto i grandi misteri italiani siano stati costruiti anche con la carta, l’inchiostro e la menzogna. Un libro che aggiunge un tassello decisivo all’epica nera del Paese e che, inevitabilmente, continua a far discutere.
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