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29/01/2026 06:00:00

Frana di Niscemi e Ciclone Harry: il punto sui danni, le promesse e le incognite

La frana di Niscemi e gli effetti devastanti del ciclone mediterraneo Harry stanno ridisegnando la geografia del rischio in Sicilia. Un’emergenza senza precedenti per estensione, numero di sfollati e impatto economico, che ha spinto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a recarsi ieri nell’Isola, prima con un sopralluogo in elicottero sul territorio niscemese e poi con un vertice istituzionale a Catania per fare il punto complessivo sui danni causati dal maltempo.

Una visita che segna un passaggio politico e operativo cruciale, mentre il bilancio dei danni continua ad aggravarsi e la frana di Niscemi resta attiva, con il rischio concreto di un ulteriore arretramento verso il centro abitato.

 

 

 

Il sopralluogo di Meloni a Niscemi: “Il 1997 non si ripeterà”

 

Il momento più delicato della giornata è stato il sorvolo in elicottero di Niscemi, insieme al ministro per la Protezione civile Nello Musumeci e al capo del Dipartimento nazionale Fabio Ciciliano. Dall’alto, il quadro appare ancora più drammatico: decine di abitazioni sospese nel vuoto, un canyon profondo fino a 50 metri, un fronte di frana che si estende per circa quattro chilometri, ormai considerato il più lungo d’Europa.

La zona rossa è stata ampliata fino a 150 metri, mentre nell’area più critica – a ridosso del precipizio – non entrano più neppure i soccorritori. Oltre 1.500 persone sono già state evacuate, e il numero potrebbe crescere se il movimento franoso dovesse avanzare ulteriormente.

«Di persona è tutto ancora più impressionante», ha detto la premier al termine del sopralluogo, promettendo che «quanto accaduto nel 1997 non si ripeterà». Un riferimento esplicito alla ferita ancora aperta degli indennizzi arrivati a distanza di decenni dopo la frana di 29 anni fa. «La gente non dovrà aspettare anni per avere risposte. Il governo agirà in maniera celere», ha assicurato Meloni, parlando di risorse già disponibili e della possibilità di intervenire anche attraverso il programma Casa Italia per le abitazioni che non potranno più essere recuperate.

 

 

 

Una frana “non reversibile”: case da delocalizzare e scelte definitive

 

Dal punto di vista tecnico, il quadro tracciato dalla Protezione civile è netto: la frana di Niscemi non è reversibile. Alcune abitazioni poste sul coronamento non potranno mai più essere abitate, né sarà possibile rientrare per recuperare beni personali. È già avviato, con il sindaco Massimiliano Conti, un confronto per una delocalizzazione definitiva delle famiglie più esposte.

Secondo i dati ufficiali:

  • gli sfollati sono oltre 1.500;
  • la fascia di rispetto è salita a 150 metri;
  • nella zona più instabile il rischio di crolli riguarda edifici entro 50-70 metri dal fronte;
  • l’area interdetta comprende anche una scuola e vaste porzioni del centro abitato.

Una tragedia annunciata, come sottolineano Legambiente e l’Ordine dei Geologi di Sicilia, che richiamano precedenti storici precisi: le frane del 1790 e del 1997, avvenute nello stesso settore della città, su un versante caratterizzato da sabbie permeabili poggiate su strati argillosi impermeabili. Un sistema geologico fragile, aggravato nel tempo da urbanizzazioni spinte fino al ciglio del colle e da una gestione inadeguata delle acque meteoriche.

 

Schifani: “Un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme”

 

Nel municipio di Niscemi, Meloni ha incontrato il sindaco, il prefetto di Caltanissetta e i vertici della Protezione civile. A fare il punto politico è stato il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, che ha parlato senza mezzi termini di «una situazione senza precedenti».

«Ho visto di persona un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme», ha dichiarato il governatore, annunciando l’avvio di uno studio per un piano urbanistico di ricostruzione parziale, che preveda lo spostamento di strutture e funzioni lontano dall’area a rischio. «Le risorse le individueremo, c’è tutta la buona volontà», ha aggiunto, mentre all’Ars si accende il dibattito sull’utilizzo dei fondi regionali, inclusi quelli legati al Ponte sullo Stretto.

 

 

 

Dal disastro locale all’emergenza regionale: il ciclone Harry

 

La frana di Niscemi è solo il punto più visibile di una crisi molto più ampia. Il ciclone Harry, tra il 19 e il 21 gennaio, ha colpito duramente Sicilia, Sardegna e Calabria, causando danni estesi a infrastrutture, abitazioni, ferrovie, coste e attività produttive.

Secondo le prime stime fornite dalla Regione Siciliana, ancora in fase di verifica, i danni complessivi sull’Isola ammontano a circa due miliardi di euro, con particolare impatto lungo la costa ionica, nel Catanese e nelle aree turistiche. A Catania si è tenuto il vertice tra Meloni e Schifani per coordinare l’azione tra Stato e Regione.

«Regione e governo nazionale stanno lavorando insieme fin dal primo momento», ha spiegato Schifani, ricordando che la Sicilia ha già messo in campo circa 90 milioni di euro per le prime emergenze. A breve arriveranno i bandi per i ristori: contributi non inferiori a 5 mila euro per i cittadini danneggiati e misure a fondo perduto per le attività commerciali e i balneari.

 

 

Cambiamento climatico, coste fragili e un modello da ripensare

 

Il ciclone Harry, come sottolineano tecnici e ambientalisti, non è un evento isolato ma l’ennesima manifestazione di un cambiamento climatico che rende sempre più frequenti e violenti i fenomeni estremi. Solo nel 2025, in Sicilia, si sono registrati 48 eventi meteo estremi, con danni sistematici a infrastrutture pubbliche e private.

Da qui la necessità, ribadita anche a Catania, di ripensare la strategia di tutela delle coste e dell’assetto urbanistico. «Non possiamo immaginare di ricostruire come prima, o peggio di prima», avvertono Legambiente e i Geologi, chiedendo un cambio radicale nelle politiche di governo del territorio e l’attuazione concreta del Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico.

 

Tra promesse, polemiche e scelte non più rinviabili

 

Non mancano le critiche politiche. Dal Movimento 5 Stelle arrivano accuse di dichiarazioni “vuote” e richieste di estendere immediatamente lo stato di emergenza nazionale a Niscemi, con risorse dedicate e interventi urgenti. A livello europeo, Forza Italia ha chiesto una visita della Commissione UE e l’attivazione del Fondo di solidarietà per sostenere la ricostruzione.

Intanto, però, il tempo stringe. La frana continua a muoversi, migliaia di persone hanno perso la casa e intere porzioni di territorio potrebbero non essere più recuperabili. Per Niscemi e per la Sicilia colpita dal ciclone Harry, la vera sfida inizia ora: trasformare le promesse in atti concreti e affrontare finalmente, senza rinvii, il nodo strutturale del dissesto idrogeologico.

 

 

Legambiente: una frana annunciata 

 

Secondo Legambiente, la frana che sta divorando il versante occidentale di Niscemi non può essere considerata un evento improvviso o eccezionale, ma l’esito di una fragilità strutturale nota da secoli e aggravata da scelte urbanistiche discutibili. L’associazione ambientalista richiama precedenti storici precisi: già nel 1790 una frana costrinse all’abbandono del quartiere delle Sante Croci, mentre nel 1997 un movimento franoso analogo portò alla demolizione di 48 edifici e della stessa chiesa del quartiere, con ristori arrivati dopo decenni. La dinamica è sempre la stessa: uno spesso strato di sabbie e arenarie permeabili poggia su argille impermeabili, creando, in presenza di piogge intense, una superficie di scorrimento che fa “slittare” intere porzioni di terreno verso valle. A rendere il fenomeno ancora più grave, sottolinea Legambiente, è l’urbanizzazione spinta fino al ciglio del colle in un’area classificata dal PAI regionale a rischio geomorfologico massimo (R3 e R4). In un contesto segnato dall’acuirsi del cambiamento climatico – con decine di eventi meteo estremi ogni anno in Sicilia – ricostruire “come prima” non è più un’opzione: servono scelte urbanistiche radicalmente diverse e l’applicazione concreta di politiche di adattamento per evitare che tragedie annunciate continuino a ripetersi.