Oggi, 2 febbraio, il processo per violenza sessuale che vede imputato il pesista olimpico Antonio Pizzolato torna in aula a Trapani. È una delle ultime udienze di un dibattimento ormai alle battute finali: salvo ulteriori repliche della Procura, la sentenza potrebbe essere emessa il 16 febbraio.
Anche oggi lo spazio sarà ancora dedicato alle difese degli imputati. Il vero nodo, mai come adesso, resta uno solo: la prova.
Chi sono gli imputati
Davanti al Tribunale di Trapani, presieduto dal giudice Franco Messina, sono imputati in quattro:
- Antonio Pizzolato, medagliato olimpico nel sollevamento pesi,
- Davide Lupo,
- Claudio Tutino,
- Stefano Mongiovì.
I fatti contestati risalgono alla notte del 22 luglio 2022, quando una turista finlandese in vacanza in Sicilia avrebbe subito una violenza sessuale in un residence affacciato sul mare, a Trapani.
Due versioni, nessuna prova “oggettiva”
Il processo si regge su due ricostruzioni radicalmente opposte. Da una parte quella degli inquirenti e della vittima, dall’altra quella degli imputati. Nel fascicolo non ci sono immagini decisive, né video, né riscontri tecnici in grado di cristallizzare in modo definitivo quanto accaduto.
È proprio su questo terreno che si gioca la fase finale del dibattimento.
La linea delle difese
Le difese insistono sul concetto di ragionevole dubbio: se esistono due versioni plausibili dei fatti, sostengono i legali, non può dirsi raggiunta la prova della colpevolezza “oltre ogni ragionevole dubbio”.
Già nella precedente udienza, l’avvocato Paolo Paladino, difensore di Pizzolato, aveva chiarito la posizione dell’atleta, ribadendo che i rapporti sarebbero stati consensuali.
La tesi dell’accusa
Di segno opposto la ricostruzione della Procura. Per il pubblico ministero Giulia Sbocchia, il consenso non può essere mai dato per scontato: seguire qualcuno o trascorrere una serata insieme non equivale ad acconsentire a rapporti sessuali.
Secondo l’accusa, i quattro imputati avrebbero approfittato delle condizioni della donna, che aveva bevuto, dopo aver allontanato le due amiche con cui era in vacanza. Il momento chiave resta quello del video girato con il cellulare, che avrebbe segnato la rottura: da lì, per la Procura, il dissenso della ragazza sarebbe stato chiaro ma ignorato.
Per questo la pm ha chiesto dieci anni di reclusione per ciascun imputato.
La parte civile
Il legale della vittima, l’avvocato Nicola Pellegrino, ha più volte sottolineato la coerenza delle dichiarazioni della 27enne, presente in aula a diverse udienze: un elemento che, per l’accusa, rafforza l’attendibilità del racconto.
Il calendario
L’udienza di oggi potrebbe chiudere definitivamente la fase difensiva. Se non ci saranno ulteriori interventi o repliche del pubblico ministero, il 16 febbraio il Tribunale di Trapani è chiamato a decidere.