«Abbiamo trovato un cappotto nella fogna»: cosa ha fatto scoppiare i tombini a Trapani
«Non era carta. C’erano stracci, magliette, pannolini. E sì, anche un cappotto».
La fogna di via della Giarrotta non è esplosa per caso. È esplosa perché sotto l’asfalto si sono sommati anni di fragilità delle reti e piccoli, grandi gesti di inciviltà quotidiana. E quando il sistema cede, non paga chi butta abiti nel posto sbagliato. Paga un intero quartiere. Paga la città.
Lo scoppio della fogna il 21 gennaio in via della Giarrotta, a due passi da via Santa Costanza, non è stato un incidente imprevedibile. È stato il risultato di quello che qualcuno ha deciso di buttare dove non andava buttato. E quando la fogna non ce l’ha più fatta, ha vomitato tutto in strada: acqua nera, melma, puzza irrespirabile e scene da film dell’orrore riprese dai residenti. Sotto l’asfalto, durante gli scavi dei giorni successivi, è venuta fuori la verità: la condotta era tappata. Non da foglie o fango, ma da indumenti e rifiuti non biodegradabili accumulati nel tempo. Un tappo vero e proprio. È bastata la pioggia per far andare tutto in pressione e far saltare il sistema. Altro che maltempo: qui si parla di fogne usate come pattumiera. A raccontare cosa è stato tirato fuori è Margherita Bulades, presente durante gli interventi di aspirazione: «Hanno trovato di tutto: strofinacci, maglie, stracci. Mi hanno detto che c’era anche un cappotto. Per questo invito tutti a non buttare nulla nei wc o nei pozzi neri. Perché poi succede questo».
E via della Giarrotta non è un caso isolato. Il problema covava da settimane. Via Santa Costanza, via dell’Uva, via Madonna di Fatima: stesso sistema fognario, stessi disagi. Dal 24 dicembre i residenti segnalano cattivi odori continui, allagamenti e perfino analisi private che avrebbero indicato acqua non potabile. Lo scoppio ha solo reso visibile quello che già c’era sotto. Sui social la rabbia è esplosa. Paola, che vive lì da 36 anni, dice quello che in molti pensano: «Una cosa così non si era mai vista. Quegli indumenti potrebbero venire da vestiti abbandonati in strada, trascinati dalla pioggia nei tombini». Ed è qui che si apre un altro fronte. I sacchi di abiti lasciati sui marciapiedi, fuori dai circuiti di raccolta, diventano mini discariche urbane. Basta un temporale, finiscono nei tombini e poi dritti nelle fogne. Il risultato lo abbiamo visto tutti. Nel frattempo la strada è rimasta chiusa, i disagi continuano e la vicenda è arrivata anche a Palazzo Cavarretta. Per il 7 febbraio è stata convocata una seduta straordinaria del Consiglio comunale su fognature, difesa idraulica e sicurezza sanitaria. Perché qui non si parla solo di cattivi odori, ma di salute pubblica. A chiudere il cerchio è l’assessore all’Ambiente Giuseppe La Porta: «Gli abiti non vanno buttati nei wc né abbandonati in strada. Possono essere conferiti al Centro comunale di raccolta di via Vincenzo Baviera o nei punti di raccolta mobile previsti dal calendario».
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