Si è chiuso con una condanna a vent'anni di carcere il processo per l’omicidio di Liborio Como, il muratore ed ex pizzaiolo ucciso a coltellate nel gennaio del 2025 nel rione San Giuliano, a Erice Casa Santa.
Il Gup del Tribunale di Trapani, Massimo Corleo, ha condannato Carmelo Alogna, 40 anni, imputato per omicidio e giudicato con rito abbreviato.
La sentenza
La Procura aveva inizialmente chiesto il rinvio a giudizio con rito ordinario. La scelta dell’imputato di accedere all’abbreviato, resa possibile dopo la caduta dell’aggravante dei futili motivi, ha comportato lo sconto di pena. La condanna è arrivata ieri: dieci anni di reclusione.
Un delitto nato da una lite familiare
L’omicidio maturò in un contesto familiare teso e logorato. Alogna era l’ex convivente della nipote della vittima. Al centro del contrasto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, le difficoltà abitative dell’uomo e la gestione di una casa popolare.
Il pomeriggio del delitto
È il pomeriggio di giovedì 16 gennaio 2025 quando Liborio Como si trova all’interno di un garage adibito a locale ricreativo, conosciuto nel quartiere come “A Putìa”, tra via Ciullo D’Alcamo e via Urbino.
L’incontro tra Como e Alogna è improvviso. Dalle parole si passa rapidamente a una lite violenta. I testimoni parlano di una colluttazione feroce, con Alogna fuori controllo.
I colpi mortali
Como viene colpito almeno quattro volte con un’arma da punta e taglio, inizialmente indicata come uno stiletto, poi descritta più genericamente come un’arma impropria. Un fendente al torace raggiunge il cuore, risultando letale. Altri colpi lo raggiungono alla testa. La morte sopraggiunge in pochi minuti, per dissanguamento.
Nonostante le ferite gravissime, la vittima riesce a uscire dal garage. Si siede prima su una sedia, poi si accascia sul marciapiede, davanti alla saracinesca del locale. Quando arriva l’ambulanza del 118, i sanitari tentano la rianimazione, ma non possono fare altro che constatare il decesso.
La fuga e la svolta nelle indagini
Dopo l’aggressione, Alogna si allontana di corsa. Gli investigatori della Squadra Mobile di Trapani escludono fin da subito piste criminali diverse da quella familiare. A indicare il nome dell’aggressore è la nipote della vittima, ex compagna dell’imputato, che giunge sul posto in lacrime e accusa apertamente Alogna.
La confessione
All’alba del giorno successivo, a meno di dodici ore dall’omicidio, Carmelo Alogna si presenta in Questura. In un primo momento sostiene di ricordare poco, a causa dell’abuso di alcol. Poi confessa. Racconta una giornata segnata da alcol e cocaina e un confronto con la vittima degenerato in tragedia. «Poi non ricordo più nulla», dirà agli inquirenti.
Il Gip del Tribunale di Trapani convalida il fermo e dispone la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza.
Il Riesame e l’accesso all’abbreviato
Il Tribunale della libertà di Palermo, pur confermando la detenzione, esclude l’aggravante dei futili motivi, ritenendo che i contrasti legati alla casa popolare e al contesto familiare non potessero essere considerati di “completa irrisorietà”. Una decisione che apre la strada al rito abbreviato.
Una vittima senza ombre
Liborio Como, incensurato, era conosciuto nel quartiere come una persona mite e lavoratrice. La sua morte ha lasciato un segno profondo nella comunità di San Giuliano, che nei giorni successivi al delitto si è stretta attorno alla famiglia con messaggi di cordoglio e incredulità.
Con la sentenza di ieri si chiude giudiziariamente una vicenda nata da una lite improvvisa e degenerata in pochi minuti in un omicidio che ha spezzato una vita e segnato un intero quartiere.