Solarium di Levanzo, il ritorno: progetto ridotto, via libera giudiziario e 1100 firme ...
Il solarium di Levanzo è tornato. Non con la foto da cartolina, ma con il fascicolo da scrivania: pratiche, pareri, relazioni tecniche e, dall’altra parte, una petizione che cresce di ora in ora.
Smontato nell’autunno del 2023 dopo mesi di polemiche, proteste e un corto circuito di autorizzazioni, oggi il progetto rientra dalla finestra: rivisto, ridimensionato, ma ancora capace di spaccare l’isola in due. E stavolta la mobilitazione non è solo ambientalista: ci sono residenti, habituée, amanti dell’isola e chi teme persino un rischio idrogeologico in un tratto di costa già esposto alle mareggiate.
Che cosa sta succedendo adesso
Negli uffici della Regione e del Comune di Favignana l’iter è ripartito per una nuova versione dell’intervento: la concessione demaniale alla base resta quella rilasciata anni fa – 810 metri quadrati di costa a servizio dell’ex pensione dei Fenici – ma la piattaforma prevista passa da circa 460 metri quadrati a circa 300, suddivisa in tre moduli.
Il progetto, nella sua nuova forma, prevede:
- solarium attrezzato
- passerelle in legno
- chiosco
- servizi
A riproporre l’intervento è ancora la Ma.Ce.Tra. (Manufatti Cementizi Trapanesi), società dell’imprenditore Giuseppe Maurici, ex deputato regionale prima in Forza Italia e poi in Grande Sud.
Il precedente del 2023: lo stop, le “difformità” e l’indagine
Lo stop arrivò nell’estate del 2023, dopo un’inchiesta di Repubblica Palermo che mise in luce una vicenda fatta di pareri discordanti (Soprintendenza e Genio Civile) confluiti nella stessa concessione demaniale.
La Regione intervenne annullando la concessione per «evidenti difformità» e poi ritirandola in autotutela. Il solarium sugli scogli fu smontato.
Parallelamente, la Procura di Trapani aprì un’indagine per disboscamento, violazioni paesaggistiche e opere sul demanio.
L’esito, però, non è stato quello immaginato dai contrari: il procedimento si è chiuso con archiviazione. Per gli inquirenti, i lavori risultavano conformi alle autorizzazioni; il problema emerso è stato piuttosto un difetto di coordinamento tra enti. Da qui il punto di svolta: sul piano giudiziario la società ha ottenuto il via libera e l’iter amministrativo è ripartito, con la versione “ridotta” del progetto.
Il cantiere sequestrato e poi restituito
In mezzo, c’è stato anche un passaggio giudiziario cruciale: il sequestro del cantiere, avviato sulla scorta di un esposto presentato da privati, e la successiva restituzione del cantiere alla società.
Nel frattempo, la concessione demaniale è rientrata in gioco e l’intervento è tornato formalmente possibile, almeno nelle procedure.
La protesta: petizione online e oltre 1100 firme
È qui che la partita si sposta fuori dagli uffici. Perché Levanzo non è solo un luogo: è una promessa di essenzialità. E quando una promessa sembra incrinarsi, la reazione è immediata.
I cittadini e gli habituée dell’isola si sono mobilitati con una petizione online che ha già superato le 1100 firme:
https://www.change.org/p/ferma-la-costruzione-del-solarium-sull-isola-di-levanzo
Nel testo della petizione, i promotori insistono su un punto: Levanzo è amata non solo per la sua bellezza, ma per ciò che non possiede: frenesia, strutture invasive, trasformazioni irreversibili.
«Levanzo è una delle poche terre che si conserva nel suo stato originario, un angolo di paradiso che non deve essere trasformato in un mero villaggio turistico», si legge. E ancora: il progetto, pur modificato, continuerebbe a minacciare l’identità del luogo.
Cala del Paese e mareggiate: entra in scena il rischio idrogeologico
Nella protesta c’è anche un salto di qualità: non più solo paesaggio, ma sicurezza.
I promotori collegano l’intervento a un possibile rischio idrogeologico, sottolineando che l’area interessata – indicata come Cala del Paese – è esposta alle forti mareggiate invernali.
«Dopo quello che è successo nel resto della Sicilia – si legge nella petizione – dovrebbe farci capire che dobbiamo lasciare stare i litorali, specialmente quelli di un’isola così delicata». Il riferimento è alla fragilità crescente delle coste siciliane, tra frane e dissesti che negli ultimi anni hanno cambiato il volto di interi tratti di litorale.
Cementificazione e ancoraggi: il punto più contestato
Un altro nodo centrale della contestazione riguarda le modalità di realizzazione: nella petizione si parla di una struttura progettata per essere ancorata in modo permanente alla roccia, con cementificazione e tassellature chimiche, con un impatto definito «devastante e irreversibile» sull’ecosistema.
Non è solo la dimensione dell’opera, dunque, ma la sua natura: ciò che viene contestato è l’idea di un intervento che, anche se “ridotto”, finirebbe per modificare stabilmente la scogliera.
“Non è cambiato in modo sostanziale”: la posizione degli ambientalisti
Gli ambientalisti non arretrano. Mauro Chimieri, presidente dell’associazione Libeccio e promotore della petizione, rilancia annunciando un confronto con il Comune.
«Il passo successivo sarà parlare con il sindaco, sottoponendo una serie di questioni tra cui quella del rischio idrogeologico. Si tratta di un’area colpita dalle forti mareggiate invernali», dice Chimieri, insistendo sul fatto che in contesti così fragili il principio dovrebbe essere quello del massimo arretramento possibile degli interventi lungo costa.
La replica di Maurici: “Riqualificazione e fruibilità per tutti”
Dall’altra parte, Maurici attende le autorizzazioni operative per riaprire il cantiere. La sua linea è chiara: il progetto – sostiene – non è uno sfregio, ma una riqualificazione.
L’intervento sarebbe a servizio dell’albergo (l’ex pensione dei Fenici, realizzata negli anni ’70 dalla Regione), ma «fruibile da abitanti e turisti». E l’area interessata viene descritta come una zona che in passato sarebbe stata trascurata, quasi una discarica a cielo aperto: «relitti di barche, auto abbandonate, residui di materiali cementizi».
Il Comune di Favignana tra cautela e verifiche
Sul piano politico-amministrativo, resta l’equilibrio difficile del Comune: da un lato la pressione del progetto e della sua legittimazione dopo l’esito giudiziario, dall’altro una comunità che chiede garanzie e che, numeri alla mano, sta mostrando di voler contare.
La questione, adesso, è tutta nella parola “verifiche”: impatto ambientale, compatibilità paesaggistica, sicurezza del tratto costiero. E soprattutto nella capacità – o meno – di evitare che una vicenda già esplosa una volta torni a esplodere con ancora più forza.
Ciminnisi: “Già nel 2023 avevo portato il caso in Parlamento”
Sulla vicenda interviene anche la deputata regionale Cristina Ciminnisi, che rivendica il lavoro svolto già nel 2023 e rilancia l’allarme sui rischi ambientali e di sicurezza.
«La vicenda del solarium sulla scogliera di Levanzo non è nata ieri – ricorda Ciminnisi –. Già a maggio 2023, allarmata dalle segnalazioni dei cittadini, avevo portato la questione in Parlamento con un’interrogazione al Governo regionale».
L’obiettivo, spiega, era capire come fosse stato possibile autorizzare un intervento in un’area così delicata, dove la pineta svolge un ruolo fondamentale nella mitigazione del rischio frane e caduta massi, e dove paesaggio e biodiversità rappresentano un patrimonio di valore inestimabile.
La risposta dell’allora assessora regionale, aggiunge la deputata, confermò un punto cruciale: «La struttura reale era stata realizzata in difformità dal progetto autorizzato, con materiali e altezze non conformi». Da lì l’attivazione dell’iter per la decadenza della concessione e il ripristino dei luoghi.
«Quel passaggio – sottolinea Ciminnisi – ha dimostrato che senza un controllo attento e preventivo, anche progetti formalmente autorizzati possono danneggiare l’ambiente e mettere a rischio la sicurezza delle persone».
Un lavoro istituzionale che, insieme alla mobilitazione di cittadini e associazioni, portò a due passaggi decisivi: nell’agosto 2023 l’annullamento della concessione demaniale da parte dell’Assessorato Territorio e Ambiente, e nell’ottobre 2023 lo smontaggio del solarium.
Oggi, di fronte al rilancio del progetto da parte di Giuseppe Maurici, Ciminnisi annuncia di essersi rimessa al lavoro per acquisire nuove informazioni e vigilare affinché «nessun interesse privato metta a rischio l’integrità dell’isola».
E chiude con un monito che si intreccia con le preoccupazioni espresse nella petizione: «Il lavoro svolto nel 2023 ha dimostrato che proteggere Levanzo richiede impegno e costanza. Continuare a intervenire senza una valutazione rigorosa dei rischi ambientali e idrogeologici significa giocare con la sicurezza delle persone e con il futuro dell’isola».
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