Gentile Direttore di Tp24,
Le scrivo dopo un’attenta lettura del suo articolo di qualche giorno fa avente titolo “Corte dei Conti stronca i Consorzi di Bonifica. Cosa c’è dietro la crisi idrica trapanese”.
La mia personale posizione è quella di consorziato del Bonifica 1 TP, in quanto proprietario e diretto conduttore di un’azienda agricola ricadente nel comprensorio irriguo della Diga Domenico Rubino.
Non conosco nel dettaglio i contenuti delle oltre 300 pagine della relazione della Corte dei Conti, che sono felice abbia messo a tema una significativa osservazione sullo stato delle dighe e delle reti irrigue sottese. Scriverò quindi sulla base di quanto ho potuto leggere sulla vostra testata giornalistica.
Mi trovo d’accordo sul fatto che, per molte dighe, siamo di fronte a realizzazioni che risalgono ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno: siamo quindi fra i 50 e i 60 anni dalla data di realizzazione delle opere. Anche la rete distributiva ha gli stessi anni dalla messa in esercizio. È palese che già da qualche decennio si sarebbe dovuto programmare un piano manutentivo ordinario e straordinario, che non si è avuto.
Gli incastri determinati dal cambiamento climatico e dall’effettiva impossibilità di far arrivare all’utenza l’acqua irrigua hanno aperto, da meno di un decennio, un capitolo “lavori da realizzare”, perché gli agricoltori consorziati hanno fatto sentire la loro voce. L’hanno fatto sentire in modo diretto, visto che le organizzazioni di categoria sono state sempre assenti su questo fronte.
Nel frattempo però i numeri dei dipendenti, specie quelli materialmente operativi in mezzo alle campagne, si sono assottigliati senza ricambio. Si è proceduto ad assunzioni di stagionali che hanno fatto anni e anni in questa precaria posizione lavorativa e, in certi casi, è stata l’efficacia del loro lavoro a mantenere in esercizio la distribuzione nella rete.
Il capitolo dei lavori sugli adduttori alle dighe, per agevolare l’acqua che oggi cade copiosa in brevi periodi e che quindi deve trovare opere idonee alla raccolta a vantaggio della diga, è anch’esso materia recente. Ad ostacolare tutto ciò, da qualche anno, è il gioco delle competenze: il Consorzio di Bonifica è competente sulla rete distributiva, l’Assessorato Regionale Acqua e Rifiuti è competente sulle dighe.
Quello che si registra è che diventa difficile avere un parere favorevole da un funzionario assessoriale con riferimento all’innalzamento della quota di acqua invasata in una diga. Chi può contestare a detto funzionario che una diga così vetusta, sicuramente bisognosa di importanti attività di manutenzione straordinaria, possa invasare più di quanto lui stabilisce? I parametri di sicurezza gli danno sicuramente ragione.
Però nel frattempo si grida, da parte degli amministratori locali, al furto da parte degli agricoltori della poca acqua negli invasi, visto che quella risorsa deve essere tenuta per la sicurezza idrica delle comunità cittadine. Quindi l’agricoltore vede negata quell’acqua indispensabile in tempo di siccità, per poi vederla persa nella rete irrigua che porta al consumatore finale, così come capita di vedere nelle nostre strade, specie urbane, con interventi che durano tempi biblici.
Quanto alla generica affermazione sulla ridotta riscossione dei canoni irrigui, va fatta una precisa distinzione: la tassa fissa che paghiamo per ogni ettaro di terreno di nostra proprietà riguarda diverse opere di bonifica a vantaggio degli agricoltori (viabilità rurale, canalizzazioni, opere irrigue etc.), mentre il consumo dell’acqua irrigua, da qualche anno, è pagato dall’agricoltore all’atto della prenotazione del consumo da effettuare. Quindi la seconda voce la paghiamo prima di consumarla; la prima è una tassa come diverse altre e, se non paghi, sei perseguito con i classici provvedimenti per gli evasori.
Ci sarebbe da capire poi perché un agricoltore debba pagare un canone per opere di bonifica se le stesse non sono rese fruibili da una appena sufficiente manutenzione, soprattutto strade e canali. Si è anche agevolato, in certi casi, l’agricoltore indirizzando interventi a sostegno per calamità che non sono stati direttamente erogati, ma che hanno pagato in forma diretta le pendenze dell’utente col Consorzio di Bonifica.
Il nostro Consorzio di Bonifica 1 TP è stato, in questi ultimi anni, attivo su diversi fronti:
– è stata rinnovata la rete distributiva in alcuni tratti storicamente soggetti a rotture dopo la messa in pressione della rete;
– la distribuzione non è più “apri pozzetto e arriva acqua”, ma c’è una regia informatizzata che rende fruibile l’acqua irrigua sulle utenze;
– sono state manutenzionate le opere di presa della diga Rubino e adesso quello che piove arriva in diga.
Tutto ciò con pochissimo personale nei ruoli operativi e con molta disponibilità umana di tecnici, lavoratori e consorziati.
Oltretutto le manutenzioni straordinarie non possono certo passare dai bilanci dei consorzi, ma dovrebbero essere oggetto di specifici progetti di finanza agevolata. Anche su questo tema “lavori in corso” nell’area ex Bonifica Birgi: è in fase avanzata un progetto per collegare la diga Rubino con la diga di Paceco, al fine di rendere migliore la qualità dell’acqua di quest’ultimo invaso e, indirettamente, per portare l’acqua del Rubino alle porte del comprensorio abitativo Trapani, Paceco, Erice e Misiliscemi.
In un’annata come questa, caratterizzata da alta piovosità, l’acqua che si butta a mare perché il Rubino non può invasare più di tanto può essere dirottata ad usi civili.
Questi sono i temi veri per gli amministratori locali, non le grida sui 4 milioni e mezzo di acqua irrigua del Garcia dati al comprensorio della Nocellara del Belice, “dati improvvidamente” a loro dire agli agricoltori.
Il punto di maggiore debolezza, a mio parere, è lo stato delle dighe. Scarichi di fondo, paratoie, opere in calcestruzzo, drenaggi sono strutture che portano i segni degli anni di vita. Salviamo le dighe per conservare l’acqua per gli usi agricoli ma anche per gli usi civili.
Nella visione complessiva sarebbe poi utile non fare di tutta l’erba un fascio. È necessario osservare i dettagli e i particolari di ogni realtà.
Bartolo Giglio