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16/02/2026 06:00:00

Il dissalatore di Porto Empedocle è abusivo e da provvisorio diventa pure permanente

Da soluzione straordinaria contro l'emergenza e la siccità a impianto permanente. Il dissalatore installato sulla spiaggia di Marinella, a Porto Empedocle, è oggi al centro di uno scontro istituzionale che intreccia urbanistica, ambiente, costi pubblici e gestione dell’emergenza idrica. Dopo il Consiglio comunale aperto e il vertice in Prefettura ad Agrigento, la vicenda si è trasformata in un caso politico regionale. Il punto chiave è uno: l’impianto, presentato come provvisorio, rischia di diventare definitivo.

 

L’origine della mobilitazione

A ricostruire ciò che sta accadendo con il dissalatore di Porto Empedocle è l’ingegnere Maurizio Cimino, intervenuto a Buongiorno 24. «Abbiamo visto iniziare dei lavori che interessavano tutto il centro urbano di Porto Empedocle», racconta, con la posa di condotte dirette verso la spiaggia di Marinella, «la spiaggia proprio adiacente al porto», luogo simbolico della città, legato anche alla memoria di Andrea Camilleri e Luigi Pirandello.

Da lì, la scoperta del progetto commissariale: installare un dissalatore in quell’area.

«Ci dissero che sarebbe stato momentaneamente installato lì e poi, a regime dopo tre o quattro mesi, portato a Trapani», afferma Cimino. Una linea che, secondo il professionista, sarebbe stata ribadita anche nel Consiglio comunale del 10 luglio 2025, quando la struttura commissariale avrebbe assicurato che l’impianto mobile sarebbe stato trasferito e che a Porto Empedocle sarebbe rimasto un impianto fisso nel sito storico industriale, dove «da trentacinque anni esistevano i dissalatori».

 

Il nodo urbanistico

Con il passare dei mesi, però, la prospettiva cambia.

A differenza di quanto avvenuto a Trapani e Gela – dove i nuovi impianti sono stati collocati in aree industriali già esistenti – «stranamente a Porto Empedocle viene scelto un sito che non ha neanche la conformità urbanistica», sostiene Cimino.

Il tema è stato al centro dell’animato Consiglio comunale del 3 e 4 febbraio. L’area della spiaggia di Marinella, infatti, è destinata a servizi per la fruizione balneare, parcheggi e attività legate al turismo. «Ad oggi quell’impianto in quel posto non può stare perché la destinazione d’uso è altra», dice l’ingegnere, sottolineando anche la vicinanza alle abitazioni e agli alloggi della Capitaneria di Porto. Per il Comune, in assenza di variante urbanistica, l’opera risulterebbe non conforme. Il sindaco Calogero Martello ha parlato apertamente di “irregolarità” e ha annunciato la volontà di verificare la possibilità di sequestro dell’impianto qualora emergessero violazioni formali.

 

 

Il passaggio da provvisorio a definitivo

La svolta arriva, secondo i contestatori, con i decreti commissariali di fine dicembre 2025. Il riferimento al trasferimento a Trapani al termine dell’emergenza scompare. L’impianto assume di fatto carattere stabile. «La verità è che si sono spinti oltre: fisso, definitivo, resterà lì», afferma Cimino. «È una dinamica molto siciliana: il transitorio diventa poi definitivo». Un passaggio che cambia il quadro giuridico: un impianto emergenziale segue regole straordinarie, uno definitivo è soggetto ai vincoli urbanistici e alle valutazioni ambientali ordinarie.

 

Il vertice in Prefettura e l'intervento dell'on. Carmina

Sul caso è intervenuta anche l’onorevole Ida Carmina (M5S), che ha chiesto un tavolo in Prefettura ad Agrigento con cabina di regia regionale, Siciliacque, Capitaneria di Porto e Arpa.

«Sono emersi elementi che destano forte preoccupazione», dichiara la deputata. «Non sono state fornite risposte convincenti rispetto alla mancanza del titolo autorizzativo relativo alla variante in corso d’opera, circostanza che renderebbe l’impianto di fatto abusivo».

Carmina solleva inoltre il tema ambientale: lo scarico della salamoia avviene attraverso una condotta posizionata a circa 70 metri dalla battigia. «Non sono stati chiariti in modo esaustivo gli effetti sul tratto di mare antistante la città, sulla qualità delle acque e sull’ecosistema marino», afferma.

La deputata parla di “beffa” per la città e accusa i governi nazionale e regionale di aver trasformato in pochi mesi una soluzione temporanea in definitiva senza adeguate motivazioni tecniche e ambientali.

 

I dubbi sul funzionamento

Cimino solleva anche interrogativi sull’efficacia dell’impianto. «Ancora ci sono quartieri che non prendono l’acqua tutti i giorni», afferma. Secondo il professionista, il dissalatore avrebbe avuto sin dall’inizio problemi tecnici: criticità nella presa a mare, che «pesca nel bacino portuale, con problemi di torbidità e di inquinamento», e guasti alla condotta di scarico, danneggiata tra novembre e dicembre dalle mareggiate. «Non ha mai funzionato a regime, ha funzionato a singhiozzo quando ha funzionato», sostiene. Resta poi la questione del rumore. «Il dissalatore è molto rumoroso», dice Cimino, ricordando che sarebbero stati emanati provvedimenti in deroga ai limiti acustici, con una proroga fino al 20 dicembre 2026 per interventi di insonorizzazione.

Dal vertice in Prefettura è emerso che non vi sarebbero criticità per la sicurezza della navigazione e che la condotta sarà ripristinata. Ma sul funzionamento complessivo dell’impianto il confronto resta aperto.

 

I costi e il contenzioso

C’è infine il capitolo economico.

Secondo Cimino, l’Assemblea regionale avrebbe stanziato 9,9 milioni di euro per il 2025 e complessivamente 36 milioni nel triennio per la gestione dell’impianto. «È tutto pagato dalla Regione», afferma.

A complicare il quadro, il contenzioso tra Aica e il gestore regionale sull’acqua prodotta e sui relativi costi. «Un altro mistero nel mistero», lo definisce l’ingegnere.

 

Una partita ancora aperta

Il dissalatore di Porto Empedocle, nato come risposta urgente alla crisi idrica che ha colpito l’Agrigentino e gran parte della Sicilia, è oggi al centro di un confronto che va oltre l’emergenza. Da un lato la struttura commissariale e la Regione, che rivendicano la necessità dell’intervento in un contesto di siccità straordinaria. Dall’altro il Comune, i comitati e parte della politica che chiedono chiarezza su autorizzazioni, impatto ambientale, costi e pianificazione. Il nodo resta quello iniziale: se l’impianto era davvero temporaneo, perché oggi si parla di stabilizzazione? Su questa domanda si gioca il futuro della spiaggia di Marinella e il rapporto tra poteri straordinari e diritti del territorio.