Il Tribunale di Marsala condanna il Ministero per l’abusiva reiterazione dei contratti a termine di un docente di religione cattolica. Con la sentenza n. 118/2026, la sezione Lavoro e Previdenza ha riconosciuto il diritto al risarcimento dopo nove anni consecutivi di incarichi annuali senza stabilizzazione. La decisione si inserisce nel solco della più recente giurisprudenza nazionale ed europea sul precariato scolastico.
Il caso
Il ricorrente, insegnante di religione nelle scuole pubbliche dal 2016, assistito dagli avvocati Valentina Caimi e Giuseppe Scilabra, aveva sottoscritto contratti a tempo determinato per nove anni consecutivi.
Nel ricorso è stato evidenziato come il Ministero non abbia bandito i concorsi triennali previsti dalla legge 186/2003, determinando un ricorso sistematico alle supplenze annuali.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha sostenuto che si trattasse di ordinaria gestione delle supplenze. Tesi respinta dal giudice, che ha riconosciuto l’esistenza di un abuso e la conseguente lesione del diritto del lavoratore a una tutela effettiva contro la precarizzazione.
Le motivazioni
Il Tribunale ha richiamato le pronunce della Corte di Cassazione (sentenze n. 18698/2022 e n. 13640/2025) e la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 13 gennaio 2022 (causa C-282/19), che hanno tracciato un orientamento chiaro contro l’abuso dei contratti a termine nel comparto scuola.
Secondo il giudice, l’abuso si configura quando il docente presta servizio per oltre tre anni scolastici senza che siano stati banditi i concorsi triennali previsti dalla normativa.
Nel caso concreto, sono state escluse dal conteggio le prime tre annualità – considerate fisiologiche – e l’ultimo anno, poiché nel frattempo era stata avviata una procedura concorsuale. Per il quinquennio intermedio, invece, è stata accertata la violazione.
Il Ministero è stato condannato a pagare un’indennità pari a cinque mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR, oltre interessi, e alla rifusione delle spese legali.
Un segnale anche per il territorio
La sentenza di Marsala si aggiunge ad altre decisioni che, in Sicilia e nel resto d’Italia, stanno riconoscendo il diritto dei docenti di religione alla tutela risarcitoria per la reiterazione illegittima dei contratti a termine.
Una questione che tocca anche diverse scuole della provincia di Trapani, dove negli anni non sono mancati casi di precariato prolungato nel settore dell’insegnamento della religione cattolica.
Il pronunciamento conferma che anche per questi docenti valgono i principi europei sul contrasto all’abuso dei contratti a termine e sull’obbligo dello Stato di garantire procedure concorsuali regolari, a tutela della stabilità occupazionale.