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17/02/2026 12:25:00

Marsala, assolto il sindacalista Vito Reina dall’accusa di calunnia

Richiesta di condanna a due anni. Rinvio a giudizio per calunnia. Poi l’assoluzione.
Si chiude così, davanti al Tribunale di Marsala, la vicenda giudiziaria che ha visto imputato Vito Reina, 56 anni, ispettore della Polizia Locale di Mazara del Vallo e sindacalista.

Il giudice monocratico, nell’udienza del 16 febbraio, lo ha assolto dall’accusa di calunnia. Il Pubblico Ministero aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione.

 

La denuncia contro la dirigente

 

La vicenda nasce nel dicembre 2023, quando Reina – all’epoca dipendente del Comune di Mazara del Vallo – presenta denuncia-querela alla Procura di Marsala per omissione di atti d’ufficio nei confronti della dirigente del secondo settore gestione delle risorse dell’Ente, Maria Stella Marino.

Secondo quanto riferito in querela, Reina non avrebbe mai ricevuto risposta alle sue istanze del 29 novembre 2023, 10 gennaio 2023 e 27 febbraio 2023, con le quali chiedeva la trasmissione dei cedolini paga.

 

L’accusa di calunnia

 

La Procura ha ritenuto che il dipendente avrebbe taciuto il fatto che una risposta alla sua istanza sarebbe stata notificata con nota del Comune (numero 1057 del 2 marzo 2023) e che la documentazione richiesta sarebbe stata inoltrata alla sua casella mail istituzionale il 6 marzo 2023.

Da qui il rinvio a giudizio per calunnia.

 

La consulenza tecnica: “Nessun accesso alla mail”

 

Nel corso del processo, gli avvocati Antonio Consentino e Fabrizio Rizzo hanno sostenuto che nessuna notifica fosse mai stata effettuata e che Reina non avesse mai potuto accedere alla propria mail istituzionale, perché non gli erano mai state consegnate le credenziali.

Determinante la consulenza tecnica disposta dalla Procura e affidata al perito informatico, ingegnere Giovanni Casano: dall’analisi non risultano accessi da parte di Reina all’account istituzionale e le mail in entrata non risultavano come lette. L’ultimo messaggio aperto da quell’account risalirebbe addirittura all’8 luglio 2019.

 

“Mancava l’elemento soggettivo”

 

Per i difensori, la mancata consegna delle credenziali – e quindi l’impossibilità di accedere e gestire la propria PEC istituzionale – esclude l’elemento soggettivo del reato, cioè dolo o colpa.

In altre parole: se non hai la password, non puoi essere accusato di aver ignorato una comunicazione.

Anzi, secondo la linea difensiva, sarebbe eventualmente configurabile una responsabilità dell’amministrazione, quale datore di lavoro pubblico, che avrebbe dovuto fornire al dipendente gli strumenti necessari per svolgere le proprie funzioni.

 

Le prossime mosse

 

Gli avvocati Consentino e Rizzo hanno annunciato che solleciteranno il Pubblico Ministero a chiedere al Gip, ai sensi dell’articolo 414 del codice di procedura penale, la riapertura delle indagini connesse alla querela originaria.

Non solo. Sarebbero allo studio anche azioni, comprese quelle risarcitorie, per tutelare Reina, che – sostengono i legali – ha dovuto affrontare un processo penale pur essendo tecnicamente impossibilitato ad accedere alla propria PEC istituzionale a causa di un’omissione del Comune di Mazara del Vallo.

Una vicenda che, oltre il profilo giudiziario, apre interrogativi più ampi sull’organizzazione interna degli enti pubblici e sulla gestione degli strumenti digitali, diventati ormai essenziali nel rapporto tra amministrazione e dipendenti.