Imprenditore castelvetranese assolto in appello dall'accusa di lesioni aggravate
E’ stato assolto anche in appello (“il fatto non sussiste”) un imprenditore castelvetranese, Gaspare Cascino, processato con l’accusa di lesioni aggravate in un procedimento
penale avviato a seguito della querela sporta dall’ex moglie e trattato sulla base normativa che va sotto il nome di “Codice Rosso”. A difendere Cascino sono stati gli avvocati Franco Messina e Chiara Giuditta Messina. A confermare l’assoluzione sentenziata in primo grado dal Tribunale di Marsala è stata la quarta sezione penale della Corte d’appello di Palermo. I giudici di secondo grado, sottolinea la difesa, hanno ribadito l’assoluzione di Cascino “perché il fatto non sussiste”, ritenendo non provati i fatti oggetto di contestazione e condividendo le valutazioni espresse in primo grado.
“La decisione – continuano i legali - interviene al termine di un percorso giudiziario durato quasi quattro anni, nel corso del quale il quadro probatorio dibattimentale è stato approfonditamente esaminato, sia nel corso del primo grado di giudizio che in appello, attraverso rinnovazione istruttoria. Con la recentissima pronuncia della Corte si consolida, sul piano del merito, l’insussistenza del capo d’imputazione contestato di lesioni aggravate. Il procedimento penale, inizialmente trattato nell’ambito della disciplina prevista per i reati c. d. da “Codice rosso”, si conclude quindi con una doppia conforme assolutoria che pronuncia l’innocenza dell’imputato rispetto ai fatti contestati. La lunga vicenda giudiziaria ha rappresentato un periodo molto delicato e complesso sotto il profilo umano e professionale dell’imprenditore ingiustamente accusato”.
Adesso, la conferma dell’assoluzione consente al Cascino di guardare “con fiducia e rinnovata serenità al proprio percorso lavorativo, con la consapevolezza che il rigoroso e approfondito accertamento giudiziario ha definitivamente chiarito la sua posizione”. E per questo l’imprenditore castelvetranese esprime “sincera gratitudine” ai suoi difensori “per il lavoro professionale svolto con competenza e determinazione” e rinnova “piena fiducia” nella magistratura.
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