Trapani, fiori in mare per le vittime dei naufragi fantasma
Sono circa quindici i corpi recuperati tra le coste della Sicilia e della Calabria dal 6 febbraio ad oggi, restituiti dal Mediterraneo dopo essere stati inghiottiti durante il ciclone Harry.
Si parla di maltempo, di mare in tempesta. Ma quei quindici morti – persone con una storia, un dolore, una speranza – erano probabilmente migranti, spinti ad affrontare le intemperie dopo essere stati sgomberati con violenza dalla Garde Nationale dagli uliveti di Sfax, diventati rifugio per chi era stato scacciato dalle città sotto il regime di Saied. Minacciati, arrestati, deportati al confine con l’Algeria. Chi è riuscito a fuggire è partito dalle coste tunisine su improbabili barchini di ferro, “bare galleggianti” – forse 29, secondo Refugees in Libya, di cui solo due avrebbero raggiunto terra – forniti dai trafficanti in combutta con le milizie.
Il 5 febbraio 33 migranti sono stati soccorsi dall’equipaggio di Humanity 1, oggi ferma nel porto di Trapani per 60 giorni e multata di 10 mila euro per aver rifiutato il coordinamento con la guardia costiera libica. Humanity 1 ha intercettato anche due cadaveri, irrecuperabili. Forse facevano parte di quei barchini che hanno tentato la “rotta a banana”, per entrare rapidamente in zona SAR. Tutti i porti erano allertati per il ciclone. Eppure, nei giorni immediatamente successivi, nessuna operazione di ricerca e soccorso è stata lanciata nel tratto di mare tra Tunisia e Sicilia. Quando il soccorso civile è assente e le ONG vengono criminalizzate per aver salvato vite, il Mediterraneo resta muto davanti alle richieste di aiuto. Mille persone scompaiono nei cosiddetti naufragi fantasma. A Trapani, vicino al Castello della Colombaia, è stato trovato il corpo di una donna. O quel poco che ne resta. Da qui, domenica 22 febbraio, è salpata la Safira per una celebrazione commemorativa a poche miglia dal porto. “Safira” è una barca a vela comandata da Leonardo e Agata, che in passato ha affiancato Mediterranea Saving Humans quando Mare Ionio non poteva uscire. Ha risposto presente anche questa volta, per un gesto che è stato preghiera, memoria, cittadinanza attiva.
All’iniziativa hanno partecipato rappresentanti delle Chiese siciliane, impegnate in questi giorni a denunciare l’arrivo dei corpi sulle coste dell’isola, in collegamento ideale con comunità ecclesiali e movimenti popolari negli Stati Uniti che sostengono i migranti vittime di violenze e deportazioni.
Una preghiera è stata inviata da S.E. Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani, ed una lettera da mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo: due messaggi di richiamo alla fraternità, alla solidarietà, ma anche alla responsabilità dell’accoglienza ed al dovere dei governi a non voltare gli occhi altrove. A bordo della barca a vela anche Luca Casarini e don Mattia Ferrari, cofondatore e cappellano di Mediterranea Saving Humans. Don Mattia ha celebrato la messa secondo il rito cattolico, leggendo il Vangelo di Giovanni sulle tentazioni. Tentazioni che oggi assumono i volti del potere, dell’odio e dell’indifferenza: le ultime due al servizio del primo. La tentazione di non riconoscere più nell’altro un fratello, ma un nemico. Un nemico utile a una politica incapace di dare risposte. Il nemico che “va aiutato a casa sua”, che ha la pelle diversa, che diventa la tempesta perfetta delle nostre paure e frustrazioni.
Le onde lunghe, il rollìo, il mare ancora mosso dal maestrale del giorno prima, poi il sole tiepido. La preghiera musulmana, la fede che si posa da Gesù ad Allah: religioni come abiti diversi dello stesso Dio. Sul ponte di poppa di Safira mazzi di fiori, composizioni, mazzolini selvatici, un cuscino con la parola “Pace” in italiano, inglese e arabo. Uno ad uno vengono affidati al mare, in memoria di chi nel Mediterraneo ha trovato la propria tomba cercando speranza e libertà.
Un fiore che non risarcisce il silenzio dei governi davanti a questa ennesima strage. Un fiore che verrà forse deriso sui social, in un clima di odio che cede alla tentazione della disumanizzazione. Non c’è più spazio nemmeno per la pietà verso corpi restituiti dal mare. In quello stesso mare dove presto i turisti torneranno a nuotare, a scattare selfie, senza più domande. Indifferenti.
Principianti, appassionati e chi vuole valorizzare gli scatti fatti con lo smartphone: il percorso formativo guidato da Giovanni Giattino è aperto a tutti, senza prerequisiti tecnici. Imparare a fotografare non...
«Questi sono corpi umani. Come i nostri». Con parole nette l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, interviene dopo l’ennesima tragedia nel Mediterraneo e punta il dito contro le scelte politiche sui flussi...
Sono circa quindici i corpi recuperati tra le coste della Sicilia e della Calabria dal 6 febbraio ad oggi, restituiti dal Mediterraneo dopo essere stati inghiottiti durante il ciclone Harry.Si parla di maltempo, di mare in tempesta. Ma quei quindici...
Con l'avvicinarsi della stagione dei matrimoni, l'atelier Spada di Trapani ha avviato una vendita promozionale dedicata alle collezioni cerimonia uomo. L'iniziativa coinvolge quattro brand del settore sposo, con percentuali di...