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23/02/2026 18:20:00

Olio, Sicilia seconda in Italia ma il divario con la Puglia resta ampio

La Sicilia torna protagonista nel settore olivicolo e conquista il secondo posto nazionale per produzione di olio nell’annata 2024-2025. Un risultato che segna una ripresa dopo due stagioni di “scarica” degli ulivi, ma che mette anche in evidenza le fragilità strutturali del comparto isolano. A certificarlo è l’ultimo report sull’industria olearia elaborato dall’Area studi di Mediobanca su dati Ismea e Istat.

 

I numeri della produzione

Nell’ultima campagna la Sicilia ha prodotto 26.600 tonnellate di olio, pari al 10,7% del totale nazionale. Una crescita significativa, stimata intorno al +38% rispetto all’annata precedente.

Davanti a tutti resta però la Puglia, con 112 mila tonnellate, che rappresentano il 45,1% della produzione italiana.

Il divario non riguarda solo i volumi complessivi, ma anche la produttività dei frantoi. In Puglia ogni impianto produce mediamente 115,6 tonnellate di olio, mentre in Sicilia la media si ferma a 47,5 tonnellate. Un dato che pesa in termini di competitività e margini.

Inoltre, la resa delle olive è più bassa nell’Isola: 12,2% contro il 16,1% pugliese.

 

Meno oliveti e aziende in difficoltà

Negli ultimi dieci anni la superficie olivetata siciliana è scesa al 9,4% della superficie agricola utilizzata, con un calo del 6%. Un arretramento che riflette le difficoltà del settore.

Tra le cause indicate nel report: il progressivo ridimensionamento del sostegno regionale allo sviluppo infrastrutturale e industriale, anche per effetto dei vincoli europei, le annate di siccità e il moltiplicarsi di eventi meteo estremi.

Non solo. Diversi produttori hanno scelto di delocalizzare in Tunisia, dove i costi di produzione sono più bassi. L’olio viene poi importato in Italia a dazi zero, grazie agli accordi commerciali siglati tra Bruxelles e Tunisi dopo la primavera araba.

Un fenomeno che incide su un tessuto produttivo già frammentato, fatto in larga parte di piccole e medie aziende.

 

Italia in affanno nello scenario globale

Il report evidenzia anche le difficoltà dell’Italia nel contesto internazionale. Mentre i principali competitor hanno aumentato la produzione, nel nostro Paese si registra un calo del 31,8%.

Il risultato è un aumento dei prezzi: l’olio italiano si colloca in media sui 9 euro al chilo, contro i 4 euro di Spagna e Grecia. Una differenza che incide sulla competitività sugli scaffali, soprattutto nella grande distribuzione.

Nonostante tutto, l’Italia resta seconda al mondo per export, grazie alla forza delle produzioni Dop, Igp, Stg e biologiche. In questo segmento, Puglia, Sicilia e Toscana concentrano l’86,6% del totale nazionale. La Sicilia, in particolare, rappresenta il 13% del biologico italiano, confermando una vocazione sempre più orientata alla qualità.

 

Consumi interni in calo

Sul fronte interno, il consumo di olio d’oliva in Italia è diminuito del 4%, unico caso nel panorama mondiale.

Crescono le vendite di extravergine (+16,3%), ma con un calo dei prezzi del 18,1%, dovuto a offerte e promozioni per evitare giacenze. In flessione, invece, l’olio d’oliva (-7,6%) e soprattutto l’olio di sansa (-41,7%).

Va però sottolineato che l’aumento delle vendite di extravergine è legato anche alla preferenza dei consumatori per prodotti stranieri a basso costo, spesso proposti in promozione e talvolta percepiti come italiani.

Per la Sicilia, dunque, l’annata è positiva nei numeri, ma la strada per colmare il divario con la Puglia resta lunga. Tra clima, politiche di sostegno e concorrenza internazionale, la sfida per l’“oro verde” dell’Isola è tutta aperta.