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25/02/2026 21:12:00

Corrado Lorefice nel mirino degli insulti social: bufera dopo le parole sui morti in mare

Un richiamo all’umanità. E una valanga di odio in risposta.

Si è trasformata in una violenta bufera social la presa di posizione dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, intervenuto due giorni fa a Trapani, durante la preghiera interconfessionale in mare per il migliaio di dispersi nel Mediterraneo durante il Ciclone Harry.

Parole dure, rivolte all’Europa e all’Italia, accusate di scelte politiche improntate al “contenimento e all’abbandono” più che al soccorso. Parole che hanno scatenato una pioggia di insulti, dileggi e attacchi personali sui social network.

 

Le parole che hanno acceso lo scontro

 

Nel messaggio indirizzato a Mediterranea Saving Humans, don Corrado – vicepresidente della Conferenza episcopale siciliana con delega alle Migrazioni – aveva scritto:

“Queste vittime – questi volti e questi corpi cancellati dei poveri – sono l’ennesimo frutto delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono”.

Un passaggio che ha riaperto il dibattito sul ruolo della politica migratoria e sull’obbligo morale del soccorso in mare.

Ma invece del confronto è arrivata l’onda dell’irrisione. Un’escalation di commenti aggressivi che ha preso di mira il prelato, da anni sotto scorta anche per le sue posizioni contro la criminalità organizzata e per l’impegno sui temi delle periferie e del dialogo interculturale.

 

La solidarietà dal mondo politico e sindacale

 

Immediata la reazione di numerosi esponenti istituzionali.

Teresa Piccione, vicepresidente del Consiglio comunale di Palermo, ha espresso “piena solidarietà” e apprezzamento per “le parole di profonda umanità e denuncia civile”.

Solidarietà anche da Ramon La Torre e Barbara Evola, cosegretari di Rifondazione Comunista Palermo, che parlano di un clima segnato da “suprematismo e sopraffazione”.

La Cgil Palermo, con il segretario generale Mario Ridulfo, denuncia “un profondo arretramento sociale, politico e umano”, mentre la Cisl Palermo Trapani, con la segretaria Federica Badami, condanna “la violenza verbale rivolta verso chi mostra attenzione ai più fragili”.

Anche Confartigianato Palermo interviene: il presidente Claudio Terruso e il segretario Giovanni Rafti parlano di “inaccettabili attacchi di bullismo sui social”.

 

L’intervento dei Vescovi di Sicilia

 

Una presa di posizione netta arriva dalla Conferenza Episcopale Siciliana.

Il presidente, Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, parla di “attacchi verbali e insulti ingiusti e lontani non solo dallo spirito cristiano ma anche da un senso di umanità”.

Nel documento ufficiale si ribadisce che la difesa della dignità umana “non è l’opinione isolata di un uomo, ma il cuore stesso dell’annuncio di Cristo”. E si definisce “campanello di allarme” l’aggressività scatenata da un richiamo alla fraternità.

 

 

Le reazioni politiche

 

Il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, parla di “clima di odio diffuso nel Paese”, mentre il capogruppo del M5S all’Ars Antonio De Luca denuncia il superamento “del confine della decenza”.

Anche l’Ucsi Palermo – l’Unione cattolica stampa italiana – condanna con fermezza gli insulti, invitando a una comunicazione “disarmata e disarmante”.

 

Un caso che va oltre i social

 

La vicenda non è solo uno scontro digitale. È lo specchio di un Paese diviso, in cui la tragedia dei naufragi continua a diventare terreno di scontro politico.

La domanda posta dai vescovi – “Dov’è il tuo fratello?” – resta sospesa sopra le “martoriate acque del Mare Nostro”.

E mentre si moltiplicano i commenti al vetriolo, resta un dato: il Mediterraneo continua a restituire corpi. E ogni corpo, come scrive la Conferenza Episcopale Siciliana, è “una chiara denuncia”.

Il confronto può essere anche duro. L’odio, no.